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Puntata 426

Antonio Breschi
Scritto da Redazione

Nella puntata dedicata a “Nomadic Piano, No Borders”, Maurizio Pittau e Kristina Tomic, in occasione dei 50 anni dalla pubblicazione del suo primo disco,  hanno ospitato Antonio Breschi, conosciuto nel mondo come Antóni O’Breskey, compositore, pianista, trombettista e scrittore fiorentino con radici argentine, e sua figlia Consuelo Nerea Breschi, violinista, cantante e percussionista irlandese d’adozione.

La conversazione è partita dalle origini: l’infanzia di Antonio a Firenze, il pianoforte classico a tre anni, la fondazione della Firenze Jazz Society a sedici, e i lunghi soggiorni in Alabama e Louisiana negli anni Settanta alla ricerca delle radici del blues. È lì che Antonio ha sviluppato la sua teoria sul jazz come figlio dell’incontro tra la musica irlandese degli emigranti e quella africana, una bussola che non ha mai abbandonato.

Ampio spazio è stato dedicato al rapporto con l’Irlanda. Antonio ha raccontato quando l’isola è diventata casa, le collaborazioni storiche con Ronnie Drew dei Dubliners, con Máirtín O’Connor di De Dannan, con Cathy Jordan di Dervish, e la genesi di album fondamentali come “Ode to Ireland”, “Irish Meditation” e “Al Kamar”, prima fusione registrata tra musica tradizionale irlandese, flamenco e sonorità del Maghreb. Abbiamo parlato della figlia ritrovata in America grazie alla canzone “Song for Carla”. Si è parlato anche del capitolo Riverdance: delle affinità tra il suo brano “Sunrise” del 1979 e lo spettacolo, e di cosa significhi essere riconosciuti come precursori senza ricevere il credito che si merita.

La parte centrale dell’intervista ha esplorato la Nomadic Piano Collection, oltre 35 album costruiti come un diario di viaggio tra continenti, linguaggi musicali e collaboratori scelti non per calcolo artistico ma per affinità umana. Antonio ha riflettuto sull’imperativo etico che guida ogni suo crossover: mettere in contatto la maggioranza con la minoranza, il presente con il passato, per sgonfiare l’etnocentrismo della musica classica occidentale.

La seconda parte della puntata ha dato voce anche a Consuelo, cresciuta in una casa di campagna frequentata da musicisti di tutto il mondo, in viaggio con il padre da adolescente come suonatrice di bodhrán, e poi trasferitasi definitivamente a Dublino nel 2014. Consuelo ha parlato del suo percorso con il fiddle, della formazione con Martin Hayes e Caoimhín Ó Raghallaigh, dei progetti The Morning Tree e Varo, duo con la violinista francese Lucie Azconaga, il cui nome deriva da un fiume che non riusciva a scegliere una nazionalità. Ha raccontato anche cosa significhi suonare musica irlandese da italiana, e dove finisce l’identità e dove inizia il suono.

Il blocco finale ha messo padre e figlia di fronte alle stesse domande: cosa si impara da un genitore che non si può imparare da un insegnante, quando sul palco si smette di essere famiglia e si diventa soltanto due musicisti, e dove sta andando il Nomadic Piano Project adesso.

Ne è emerso il ritratto di due artisti che hanno fatto del confine un luogo in cui abitare, non un ostacolo da superare.

Trova la loro musica: nomadicpianoproject.com | varodublin.com

Playlist:

  • Antoni O’ Breskey – Jig in the Castle
  • Antoni O’ Breskey – Song for Carla
  • Antoni O’Breskey  – El Baile de la Luz

La puntata è anche disponibile nelle principali piattaforme streaming:

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