L’articolo nasce dalla collaborazione tra Radio Dublino e Zuppa Irlandese, progetto editoriale dedicato all’Irlanda contemporanea, alla sua cultura e alla sua letteratura.
Si è chiusa ieri 38ª edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino con un nuovo record storico: 254.000 presenze.
I numeri di un’edizione record
Prima di parlare dei libri, vale la pena fermarsi sui numeri. L’edizione 2026, dedicata al tema Il mondo salvato dai ragazzini, titolo ispirato a un’opera di Elsa Morante del 1968 ha registrato dati straordinari: oltre 2.700 eventi distribuiti in circa 70 sale, 1.250 marchi editoriali, 500 stand e 147.000 metri quadrati di spazio espositivo. Il primo giorno, giovedì 15 maggio, ha segnato per la prima volta nella storia del Salone il superamento delle 40.000 presenze nella giornata inaugurale, con un incremento del 20% rispetto all’edizione precedente. Le scuole hanno registrato 34.500 presenze, in crescita del 25%. Il 24% dei visitatori che hanno acquistato biglietti online aveva meno di 25 anni.
La direttrice Annalena Benini ha già annunciato l’edizione 2027, in programma dal 13 al 17 maggio, con la letteratura catalana e la Regione Lazio come ospiti d’onore.
Un’occasione mancata nel 2020, ritrovata nel 2026
C’è una storia che vale la pena raccontare. Nel 2020, il Salone aveva pianificato un doppio focus internazionale su Irlanda e Canada, con la collaborazione di Literature Ireland – l’agenzia nazionale per la promozione della cultura irlandese nel mondo – e dell’Ambasciata d’Irlanda. Ma quella 33ª edizione non si tenne mai: la pandemia da Covid-19 costrinse l’organizzazione a spostare tutto online, in un formato straordinario chiamato SalToExtra.
Sei anni dopo, la letteratura irlandese ha trovato modo di farsi largo tra i padiglioni del Lingotto. Non come ospite ufficiale – il paese ospite del 2026 è stata la Grecia – ma attraverso tanti libri nelgi stand degli editori italiani. Noi ne abbiamo scelti due.
Poor di Katriona O’Sullivan: una storia vera che fa male e dà speranza
Il primo titolo irlandeseè Poor. Una storia vera di determinazione e coraggio di Katriona O’Sullivan, pubblicato in Italia da edizioni People nella traduzione di Anna Dalton (novembre 2025, 288 pagine).
O’Sullivan è nata a Coventry da genitori irlandesi e nel 1998 si è trasferita a Dublino, dove grazie al Trinity Access Programme ha conseguito una laurea e un dottorato in Psicologia. Oggi è Senior Lecturer in Digital Skills alla Maynooth University, dove dirige un programma per combattere le disuguaglianze nell’accesso degli studenti provenienti da comunità svantaggiate alle carriere STEM. Il libro racconta la sua storia personale: nata da due genitori tossicodipendenti, diventata madre a quindici anni, lasciata la scuola e ritrovatasi presto senza una casa, ha saputo trasformare radicalmente la propria vita. Su Zuppairlandese la cronaca dell’incontro.
I benefattori di Wendy Erskine: Belfast e le sue contraddizioni in un romanzo corale
Il secondo nome irlandese da segnare in agenda è quello di Wendy Erskine, scrittrice nordirlandese classe 1968 che vive e insegna inglese in una scuola superiore di Belfast. Il suo romanzo d’esordio, The Benefactors (Sceptre, 2025), è arrivato in Italia con il titolo I benefattori, edito da Atlantide nella traduzione di Enrico Terrinoni. Atlantide è una casa editrice con una particolarissima attenzione per la letteratura irlandese: ha portato in Italia la scrittrice Ann Griffin traducendo tutti i suoi libri.
Il romanzo è costruito su una struttura polifonica: più voci, spesso sovrapposte, raccontano la storia di Misty Johnston, una ragazza di Belfast aggredita sessualmente da tre ragazzi di diciotto anni appartenenti a famiglie abbienti. Intorno a lei si muovono le tre madri di questi ragazzi – Frankie, Miriam e Bronagh, donne diverse per storia e carattere, ma unite nel tentativo di proteggere i propri figli usando ogni leva di potere a disposizione. Il libro è un’esplorazione feroce e ironica delle dinamiche di classe, dei meccanismi con cui il privilegio si perpetua, e di cosa significhi essere una donna senza risorse in una città come Belfast.
The Benefactors è stato uno dei debutti più acclamati del 2025 nel mondo anglofono: selezionato come miglior romanzo d’esordio dell’anno dall’Observer, candidato al Novel of the Year agli An Post Irish Book Awards, inserito nella longlist del Gordon Burn Prize e del Women’s Prize for Fiction 2026.
Una presenza silenziosa ma significativa
L’Irlanda non era ospite ufficiale al Salone del Libro 2026. Eppure, tra le novità che i lettori italiani potevano portare a casa da Torino, due delle più interessanti venivano dall’isola. Poor e I benefattori sono libri molto diversi tra loro, ma condividono qualcosa di essenziale: la capacità della letteratura irlandese contemporanea di guardare in faccia le contraddizioni della società senza sconti, con una voce che è insieme precisa e compassionevole.
Quell’occasione mancata del 2020 sembra stia trovando, a piccoli passi, la sua compensazione.
