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Revolut: in Irlanda la usa già l’80% degli adulti

Revolut Irlanda
Scritto da Federico Sidero

C’è un Paese in Europa in cui la banca più usata non ha nemmeno una filiale. È l’Irlanda, e quella banca è Revolut: oggi la usano oltre 3,4 milioni di persone, più dell’80% degli adulti dell’intero Paese. Solo nei primi mesi del 2026 ha guadagnato altri 100.000 nuovi clienti irlandesi, portando il totale mondiale a 75 milioni di utenti in 40 Paesi.

Per capire come sia stato possibile bisogna partire dall’inizio.

Da Londra al mondo: la storia di Revolut

Revolut nasce nel luglio 2015 a Londra, nel cuore del quartiere finanziario di Canary Wharf, dall’idea di due ingegneri con un passato nelle grandi banche d’investimento. Nik Storonsky, russo di nascita e londinese d’adozione, aveva lavorato come trader a Credit Suisse e Lehman Brothers. Vlad Yatsenko, ucraino, aveva sviluppato sistemi finanziari per Deutsche Bank e Credit Suisse. Entrambi frustrati dagli stessi problemi: commissioni elevate, cambi svantaggiosi, app bancarie antiquate.

La prima versione di Revolut era semplice: una carta prepagata collegata a uno smartphone, che permetteva di spendere all’estero ai tassi di cambio interbancari, senza le commissioni nascoste delle banche tradizionali. In sei mesi aveva già 100.000 utenti. Nel 2018 ottenne la prima licenza bancaria europea, rilasciata dalla Lituania, che le aprì le porte all’intero territorio dell’UE. Da lì, la crescita fu inarrestabile: criptovalute, trading azionario, conti business, assicurazioni, investimenti. È una serie di licenze bancarie in tutto il mondo, inclusa quella britannica, ottenuta nel marzo 2026 dopo quattro anni di negoziati con i regolatori di Londra.

La crisi che ha cambiato tutto

L’Irlanda entra nella storia di Revolut abbastanza presto, ma è la crisi finanziaria del 2008 a preparare il terreno. Quando il sistema bancario irlandese collassò e fu salvato dall’UE e dal FMI, le banche storiche del Paese pagarono un prezzo alto: tetti rigidi agli stipendi, libertà di spesa ridottissima, capacità di investimento quasi azzerata. Non potevano più attirare i talenti migliori, né rinnovare i propri sistemi tecnologici. E tutto questo accadeva proprio negli anni in cui i clienti cominciavano a volere tutto dallo smartphone.

Mentre AIB, Bank of Ireland e Permanent TSB restavano ferme, si apriva un enorme vuoto. Revolut quel vuoto lo ha riempito. È arrivata senza il peso di sistemi vecchi, con un’app moderna e i pagamenti istantanei già pronti. Quelli che le grandi banche irlandesi hanno lanciato soltanto tre mesi fa, sotto il marchio Zippay. Con qualche anno di ritardo.

Una banca che è diventata un verbo

Revolut è entrata così a fondo nella vita quotidiana irlandese che è nato persino un modo di dire: “I’ll Revolut you”, ti Revoluto i soldi. Com’è successo con Google, con Hoover, con pochi altri marchi nella storia: il nome del prodotto ha sostituito l’azione che descrive.

Non è solo una questione di tecnologia. Revolut si è inserita in qualcosa di più profondo, nel modo in cui gli irlandesi vivono il denaro: i round al pub, i regali tra amici, le collette scolastiche, i pagamenti tra vicini. Il denaro qui non è mai solo denaro, e Revolut ha capito come renderlo più facile senza farlo sembrare una transazione.

Anche Jamie Dimon ha fatto i conti con Revolut

Jamie Dimon, capo di JPMorgan e tra i banchieri più potenti al mondo, non è certo il tipo da elogiare la concorrenza. Eppure, nella sua ultima lettera agli azionisti, ha citato Revolut per nome, riconoscendo che realtà del genere partano piccole, con un solo prodotto, per poi espandersi a una velocità impressionante. Quando Dimon alza il telefono per parlare di un competitor, vale la pena ascoltare.

La valutazione attuale di Revolut è di 75 miliardi di dollari. Gli analisti parlano di una quotazione in Borsa entro il 2028, con un obiettivo di 200 miliardi.

I numeri irlandesi parlano chiaro

In Irlanda, Revolut non è più soltanto uno strumento per i pagamenti quotidiani. I clienti irlandesi hanno depositato o investito oltre 3 miliardi di euro sulla piattaforma. I saldi di risparmio hanno superato i 2 miliardi, con una crescita di oltre due terzi nell’arco di dodici mesi. Circa un utente su dieci investe attivamente ogni mese, con un saldo medio per investitore di 3.330 euro.

Le classi di attivo preferite dagli irlandesi su Revolut sono le azioni americane (39%), i fondi monetari (37%) e gli ETF (16,5%).

Joe Heneghan, amministratore delegato di Revolut Europa, ha dichiarato che l’Irlanda è un Paese “pronto a investire”, ma che le famiglie si trovano a farlo “con una mano legata dietro la schiena”, a causa di regole fiscali sui fondi, di un’elevata tassazione delle plusvalenze e di conti deposito che offrono rendimenti minimi. Ha anche auspicato che il governo proceda con il progetto di Savings and Investment Account (SIA), un conto di risparmio con agevolazioni fiscali promosso dal Ministro delle Finanze Simon Harris.

Cosa manca ancora

Nonostante la crescita, gli analisti sono cauti su un punto: il credito. Revolut è ancora lontana dal modello bancario tradizionale in materia di prestiti. Il suo portafoglio creditizio complessivo era di 2,2 miliardi di sterline a fine 2025, in forte crescita ma ancora molto basso rispetto a istituti di dimensioni comparabili. I mutui in Irlanda restano un progetto rimandato.

Come ha detto Denis McGoldrick di Goodbody Stockbrokers: “Il lending è un gioco diverso.” Revolut ha conquistato la quotidianità degli irlandesi, ma diventare la loro banca principale, quella in cui arriva lo stipendio e da cui si richiede un mutuo, è ancora un traguardo da raggiungere.

Nel frattempo, però, continua a crescere. Cento mila nuovi clienti nei primi mesi del 2026 in Irlanda. Settantacinque milioni nel mondo. E un piano di quotazione in Borsa che potrebbe renderla uno degli istituti finanziari più grandi d’Europa.

La banca senza filiali sta riscrivendo le regole del settore. E lo sta facendo, in parte, proprio da Dublino.

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