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I 10 migliori album del 2025

I 10 migliori album del 2025
Scritto da Maurizio Pittau

Il 2025 ci lascia con una sensazione strana: quella di aver vissuto un anno intenso, contraddittorio, pieno di scosse e di momenti di grazia. La musica, come sempre, è stata la colonna sonora di questo tempo sospeso tra inquietudine e meraviglia. Come ogni fine anno, ci ritroviamo a fare i conti con i dischi che hanno lasciato il segno. Non è un esercizio facile: significa scegliere, escludere, mettere in fila ciò che non vuole stare in fila. Ma è anche un rito necessario, un modo per fermarci e riconoscere ciò che ci ha davvero toccato, ciò che ci ha fatto ballare, pensare, commuovere o arrabbiare.

La nostra classifica dei 10 migliori album del 2025 è, come sempre (qui le precedenti), un riflesso della nostra identità: globale e locale, curiosa e radicata. Qui dentro ci sono voci di mezzo mondo, dall’Irlanda all’Italia, dagli Stati Uniti all’Islanda, dal Sud Corea al Mali, perché la musica non conosce confini, e nemmeno noi. Ci sono dischi che profumano di terra e tradizione, altri che guardano al futuro con urgenza. Ci sono veterani inarrestabili e debutti folgoranti. Ci sono pop, folk, jazz, elettronica, sperimentazione. C’è tutto ciò che ci ha fatto sentire vivi.

Quindi, eccola: la nostra Top 10 del 2025. Come sempre, accompagnata da una lunga lista di “special mentions”, perché un anno non si può ridurre a dieci nomi soltanto. Buona lettura, buon ascolto e che la musica continui a salvarci.

1. David Byrne & Ghost Train Orchestra – Who Is The Sky? (World)

Con Who Is The Sky?, David Byrne torna dopo sette anni con un disco che sembra un’esplosione di colori: pop esuberante, orchestrazioni “da camera” firmate da Ghost Train Orchestra e produzione lucidissima di Kid Harpoon. L’apertura Everybody Laughs è un vortice corale euforico (con St. Vincent) che predica leggerezza mentre ammicca alla mortalità. Tra ballate ornate (A Door Called No), tenerezze disarmate (She Explains Things To Me), deviazioni mariachi (What Is The Reason For It?) e nevrosi danzanti (My Apartment Is My Friend), Byrne resta il cronista ironico del quotidiano. A tratti la gioia è quasi troppo insistita, ma l’energia è contagiosa e l’artigianato musicale, splendido.


2. Ólafur Arnalds, Talos – A Dawning (Irlanda)

A Dawning è il toccante risultato dell’incontro tra Ólafur Arnalds e Talos (Eoin French), completato dopo la prematura scomparsa di quest’ultimo. Impossibile ascoltarlo senza avvertire il peso della perdita, ma il disco non è un’elegia: è una celebrazione di amicizia, creatività e affinità artistica. Tra ambiente, pop etereo e scrittura cinematografica, Arnalds e French si fondono fino a rendere indistinguibili i confini tra i due. Le voci di Talos, fragili e luminose, attraversano paesaggi sonori intimi e sospesi (Signs, Bedrock, West Cork). Il finale, We Didn’t Know We Were Ready, è devastante e bellissimo. Un album breve, intensissimo, colmo di grazia e di umanità.


3. Andrea Laszlo de Simone – Una lunghissima ombra (Italia)

Una lunghissima ombra segna il ritorno di Andrea Laszlo De Simone in punta di piedi, con un disco che trasforma lo smarrimento del presente in materia poetica. Diciassette brani, quasi settanta minuti, costruiti come una suite fluida, in cui canzone, suono e silenzio si inseguono senza confini netti. Pop visionario, suggestioni battistiane, echi prog, folk e incursioni elettroniche convivono in un fragile equilibrio tra meraviglia e angoscia. È un lavoro sull’essere fuori tempo, sull’impossibilità di coincidere davvero con l’“adesso” e sulla colpa, sulla memoria, sulla paternità, sul desiderio. Un disco che non cerca risposte ma abita la domanda, trasformando la mancanza in forza espressiva. Fraterno, inquieto, confortante.


4. Horsegirl – Phonetics On and On (World)

Con Phonetics On and On gli Horsegirl compiono un salto decisivo: dal rumore abrasivo dell’esordio a una scrittura più essenziale, luminosa e controllata. Prodotto da Cate Le Bon, il disco trova forza nella sottrazione, tra chitarre tese, ritmi asciutti e melodie che crescono nel silenzio. I riferimenti (Velvet Underground, Raincoats, Feelies) sono assimilati con naturalezza, mai esibiti. Brani come Frontrunner, 2468 o I Can’t Stand to See You uniscono minimalismo e immediatezza pop, raccontando spaesamento, desiderio e passaggi all’età adulta con un linguaggio ellittico ma emozionante. Un album maturo, caldo nella sua austerità, che ridefinisce l’identità della band.


5. Rob de Boer – Man to You (Irlanda)

Man to You è un debutto che profuma di sentieri di campagna, di cielo terso e di nostalgie gentili. Rob de Boer fonde soul, jazz e groove old-school in canzoni lente e avvolgenti, tra echi di Bill Withers, Nina Simone e John Martyn e la sensibilità contemporanea di Oscar Jerome. Il suono è caldo e organico: chitarre morbide, sax discreto, ritmiche essenziali, cori eterei. Al centro ci sono testi intimi e coraggiosi, che riflettono su identità, sessualità e idee di mascolinità dentro un contesto di conservatorismo religioso. Il risultato è un disco tenero e riflessivo, che scorre con naturalezza e lascia addosso una dolce malinconia. Un lavoro maturo, sincero, profondamente umano.


6. La Nina – Fùresta (Italia)

Con Furèsta, La Niña abbandona ogni facile paragone e scava in profondità nella tradizione, trasformandola in materia viva e inquieta. Il disco riduce l’elemento urbano per affondare nelle radici popolari del Sud e del Mediterraneo, tra tammorre, nacchere, cori arcaici e voci rituali, innestate su un suono moderno, mai decorativo. È un lavoro viscerale, primordiale, che destruttura il folklore e lo restituisce come esperienza collettiva, sacra e profana insieme. Le canzoni sono potenti e accessibili, ma mai scontate, capaci di parlare di identità, di corpo, di femminilità e di memoria. Furèsta conferma La Niña tra le voci più radicali e sorprendenti della nuova musica italiana.


7. Mavis Staples – Sad and Beautiful World (World)

Sad and Beautiful World è uno dei dischi più intensi della carriera solista di Mavis Staples. A 86 anni, la sua voce non mostra cedimenti: è più profonda, più densa di vita, capace di trasformare brani di Cohen, Waits, Frank Ocean o Gillian Welch in dichiarazioni personali e universali. Prodotto da Phil Cook, l’album intreccia soul, blues e gospel laico, con ospiti illustri sempre al servizio del cuore del progetto. Staples affronta la mortalità, la fede e l’ingiustizia senza retorica, trovando speranza proprio nelle crepe. Non è un disco nostalgico, ma un atto di presenza: umano, necessario, potente.


8. Varo – The World That I Knew (Irlanda)

The World That I Knew è il Dublin sound in forma di comunità: dieci brani trad/folk cuciti da Varo (la francese Lucie Azconaga e la italiana Consuelo Nerea Breschi) con un cast impressionante della scena irlandese contemporanea. Cinque anni di lavoro, una mappa di amicizie musicali (Ian Lynch, John Francis Flynn, Junior Brother, Anna Mieke, Lemoncello e molti altri) resa coesa dalla produzione magnetica di John “Spud” Murphy. Ogni traccia ha un ecosistema diverso, ma il disco scorre con sorprendente continuità: arpe luminose (Red Robin), armonie corali (Lovers and Friends), inquietudini sottili anche nei momenti più puri (Open the Door). Tradizione viva, politica appena accennata, bellezza ruvida e compassione feroce.


9. Paolo Angeli – Lema (Italia)

Con Lema: dal mare alla terra Paolo Angeli stringe il campo dopo l’apertura mediterranea di Rade: un disco più raccolto, intimo, ma poroso ai rimandi. Registrato interamente in solo, senza loop né sovraincisioni, vive nel dialogo continuo con la nuova chitarra sarda preparata a 25 corde: ibrido tra chitarra e violoncello, capace di rintocchi metallici, ronzii da sitar e percussioni interne ripensate. Anche la voce entra in gioco, come parlato interiore, naturale e senza posa. Mavi, dedicata alla madre, è il cuore emotivo: un saluto sereno, mobile, attraversato da armonici limpidi. Altrove Nakba incupisce in un minimalismo ossessivo, mentre Conca Entosa e Ramadura mostrano slancio e metamorfosi. Un folklore vivo, non cartolina: grande, rincuorante.


10. [Ahmed] -[Sama’a] (Audition) (World)

Con Sama’a (Audition) il quartetto britannico [Ahmed] firma il suo primo album in studio e conferma di essere una delle formazioni improvvisative più incandescenti in circolazione. Ispirato all’eredità di Ahmed Abdul-Malik, il disco non indulge nella nostalgia: ne assorbe lo spirito per spingersi altrove, fondendo free jazz, trance ritmica e groove globali. I quattro lunghi brani sono intensi rituali collettivi, costruiti su un interplay serrato più che su assoli, in cui sax, pianoforte, basso e batteria diventano percussione e moto continuo. Registrato in presa diretta, è musica cruda, fisica e danzante, capace di trasformare l’ascolto meditativo evocato dal titolo in pura estasi sonora.


Special Mentions

World

  • Adrian Raso & Fanfare Ciocărlia – The Devil Rides Again
  • Alex G – Headlights
  • Amber Mark – Pretty Idea
  • Ambrose Akinmusire – honey from a winter stone
  • Amina Claudine Myers – Solace of the Mind
  • aya – hexed!
  • Bar Italia – Some Like It Hot
  • Big Thief  -Double Infinity
  • Blondshell – If You Asked for a Picture
  • Blood Orange – Essex Honey
  • Brad Mehldau – Ride Into The Sun
  • Brandi Carlile – Returning to Myself’
  • Branford Marsalis Quartet – Belonging
  • Brian Dunne – Clams Casino
  • Brian Eno & Beatie Wolfe – Liminal
  • Brìghde Chaimbeul – Sunwise
  • Brigitte Beraha’s Lucid Dreamers – Teasing Reflections
  • Cécile McLorin Salvant – Oh Snap
  • Florence Adooni – A.O.E.I.U. (An Ordinary Exercise In Unity)
  • Geese – Getting Killed
  • Gonzalo Rubalcaba, Chris Potter, Eric Harland, Larry Grenadier – First Meeting Live At Dizzy’s Club
  • Hannah Cohen – Earthstar Mountain
  • Jeff Tweedy – Twilight Override
  • Josephine Davies & The Ensō Ensemble – The Celtic Wheel Of The Year Suite
  • Kankou Kouyate – N’Darila
  • Kayatibu – Kayatibu Ni Hui Voz Da Floresta
  • Kassa Overall – Cream
  • Kelsey Waldon – Every Ghost
  • Kārlis Auziņš Double Trio – Equilibrium Suite
  • Lido Pimienta – La Belleza
  • Linda May Han O – Strange Heavens
  • Los Pirañas – Una oportunidad más de triunfar en la vida
  • Lorde – Virgin
  • Mark Ernestus’ Ndagga Rhythm Force – Khadim
  • Mark Pritchard & Thom Yorke  – Tall Tales
  • Mari Boine – Alva
  • Marshall Allen’s Ghost Horizons – Live in Philadelphia
  • Meredith Monk – Cellular Songs
  • Michael Wollny Trio – Living Ghosts
  • Momma – Welcome to My Blue Sky
  • Neil Young & The Chrome Hearts – Talkin To The Trees
  • Park Jiha – All Living Things
  • Pulp – More
  • Reneé Rapp – Bite Me
  • Ruşan Filiztek – Exils: De la Mésopotamie à L’Andalousie
  • Salif Keita – So Kono
  • Samba Touré – Baarakelaw
  • Seun Kuti & Egypt 80 – Heavier Yet (Lays the Crownless Head)
  • Stereolab – Instant Holograms on Metal Film
  • Songhoy Blues – Héritage
  • Sylvie Courvoisier & Mary Halvorson – Bone Bells
  • Tortoise – Touch
  • Trio Da Kali – Bagola
  • Various Artists – Pasé Bél Tan
  • It’s a Beautiful Place – Water From Your Eyes
  • Wednesday – Bleeds
  • Wet Leg, – Moisturizer
  • Yazz Ahmed – A Paradise In The Hold
  • ሙላቱ አስታጥቄ [Mulatu Astatke] – Mulatu Plays Mulatu

Irlanda

  • Bren Berry – In Hope Our Stars Align
  • Carole Nelson Trio – Through the Storm
  • CMAT – Euro-Country
  • Gareth Quinn Redmond, Méabh McKenna, RF Chaney – Throwing Shapes
  • Ian Nyquist – Gilded
  • Joshua Burnside – Teeth of Time
  • Junk Drawer – Days Of Heaven
  • Kean Kavanagh – The County Star
  • Laura Duff – Sea Legs
  • Lullahush – ithaca
  • Maria Kelly – Waiting Room
  • Maria Somerville – Luster
  • NewDad – Altar
  • Olan Monk – Songs for Nothing
  • Poor Creature – All Smiles Tonight
  • Skinner – New Wave Vaudeville
  • Somebody’s Child – When Youth Fades Away
  • Sprints – All That is Over
  • The Divine Comedy – Rainy Sunday Afternoon
  • The Redneck Manifesto – Grushy
  • The Would Be’s – HindZeitgeist
  • Van Morrison-  Remembering Now

Italia

  • Baustelle – El Galactico
  • Brunori SAS – L’albero delle noci
  • Caparezza – Orbit Orbit
  • Casinò Royale – Fumo
  • Davide Ambrogio – Mater Nullius
  • Eleonora Strino Quartet – Matilde
  • Enrico Ruggeri – La caverna di Platone
  • Eugenio Finardi – Tutto
  • Francesco Forni – Total Reverends
  • Gargane – Zemiàn
  • Giancarlo Perna – Neapolitan Funk
  • Ginevra Di Marco – Kaleidoscope
  • Giorgio Poi – Schegge
  • Giulia Mei – Io della musica non ci ho capito niente
  • I cani – Post mortem
  • Jovanotti – Niuiorcherubini
  • Lucio Corsi – Volevo essere un duro
  • Ludovico Einaudi – The Summer Portraits
  • Marco Castello – Quaglia Sovversiva
  • Messa – The Spin
  • Niccolò Fabi – Libertà negli occhi
  • Salmo – Ranch
  • Selton – Gringo Vol. 2
  • Stefano Saletti – Mediterranima
  • Tantric Love Charmers – Tantric Love Charmers
  • Venerus -Speriamo
  • Zen Circus – Il Male

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Maurizio Pittau