Si è tenuta giovedì 4 giugno 2026, nella Pembroke Suite del St Helen’s Hotel di Blackrock, la prima edizione della Giornata della Ricerca Italiana in Irlanda, l’incontro voluto dall’Ambasciata d’Italia a Dublino per riunire ricercatori, accademici e scienziati italiani che lavorano sull’isola. Radio Dublino c’era: insieme alla collega Eugenia Arcieto abbiamo realizzato un reportage video della mattinata e raccolto le interviste all’Ambasciatore e ai cinque relatori. Ne esce il ritratto di una comunità scientifica vivace, ambiziosa e, soprattutto, finalmente messa nelle condizioni di conoscersi.
Reportage video e interviste all’Ambasciatore e ai cinque relatori
Una mattinata di “diplomazia scientifica”
Ad aprire i lavori, dopo la registrazione e la colazione di benvenuto, è stato l’Ambasciatore d’Italia in Irlanda, S.E. Nicola Faganello, che ha inquadrato l’iniziativa nell’ambito della cosiddetta diplomazia scientifica, una delle direttrici della politica estera italiana. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato favorire la conoscenza reciproca e il dialogo tra i ricercatori italiani in Irlanda, persone che spesso lavorano nello stesso campo senza conoscersi; dall’altro costruire una “massa critica” capace di diventare un punto di riferimento stabile, un ponte fra il sistema della ricerca italiano e quello irlandese.
Faganello ha ricordato che, nelle numerose visite alle università e ai centri di ricerca del suo primo anno di mandato, ha incontrato un grande entusiasmo tra ricercatori e dottorandi italiani. Non sono mancati i riferimenti all’attualità scientifica: l’eredità di Antonio Zichichi, scomparso a febbraio, e i Laboratori Nazionali del Gran Sasso da lui voluti, fino alla candidatura italiana (con il sito sardo di Sos Enattos) a ospitare l’Einstein Telescope, futuro grande osservatorio per le onde gravitazionali.
Particolarmente lucida l’osservazione sul rapporto tra ricerca e impresa: in Irlanda, ha sottolineato l’Ambasciatore, quel legame appare più sistematizzato ed efficiente che in Italia, grazie anche al sostegno del governo. Un modello da cui prendere spunto, ha aggiunto, citando iniziative come il SMAU Innovation Safari e la partecipazione di quattordici imprese italiane al recente Dublin Tech Summit. Infine, l’invito a usare gli strumenti messi a disposizione del “Sistema Italia”: la piattaforma Innovitalia (MAECI/MUR) per mettere in rete i ricercatori all’estero e il progetto Giovani Expat del CNEL, che raccoglie le testimonianze dei giovani italiani tra i 18 e i 35 anni.
I cinque relatori: cinque mondi a confronto
Il cuore della giornata sono stati i cinque interventi. Cinque traiettorie diversissime che, messe in fila, raccontano quanto sia ampio il ventaglio dell’eccellenza italiana in Irlanda.
Ad aprire la sessione è stata la Prof.ssa Silvia Giordani. Full Professor e Chair of Nanomaterials, School of Chemical Sciences, Dublin City University, e Principal Investigator al DCU Life Sciences Institute. Con il suo “Chimica e nanotecnologia al servizio della medicina” ha illustrato le ricerche sulle Carbon Nano-Onions (CNOs): nanostrutture multistrato, biocompatibili e facilmente funzionalizzabili, studiate come piattaforme per la veicolazione mirata dei farmaci e il rilascio controllato nelle terapie oncologiche, con l’obiettivo di ridurre la tossicità sistemica della chemioterapia tradizionale.
Dr. Marco Bellardi. Assistant Professor/Lecturer in Italian Studies and Cinema, School of Languages, Cultures and Linguistics, University College Dublin. A ricordarci che la ricerca italiana non è solo laboratori e provette, il suo “Giuseppe Pontiggia e l’energia linguistica” ha portato in sala la letteratura e il cinema del Novecento. Studioso di teoria del romanzo e narratologia transmediale, Bellardi ha messo in luce le riflessioni di Pontiggia sul valore del leggere e dello scrivere, quanto mai attuali in tempi di impoverimento della sensibilità linguistica.
Dott. Massimiliano Mascherini. Head of Unit, Social Policies presso Eurofound (l’Agenzia europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro), con dottorato in statistica applicata. La sua “Panoramica del lavoro dell’Eurofound” si è concentrata sul ritorno degli investimenti sociali e sull’integrazione nel mercato del lavoro dei giovani NEET, con stime puntuali sui costi economici e sociali dell’esclusione giovanile in Italia e in Irlanda: un investire nell’inclusione che, dati alla mano, produce valore misurabile per l’intera società europea.
Dr. Goran Dominioni. Assistant Professor in Environmental Law and Director of the Master’s in Law, School of Law and Government, Dublin City University. Già alla Banca Mondiale e con un master a Yale, è Principal Investigator di un progetto delle Nazioni Unite sulla decarbonizzazione del trasporto marittimo. Pur avendo annunciato un intervento intitolato “L’IMO Net-Zero Framework e il futuro della decarbonizzazione marittima”, ha scelto di raccontare in modo più ampio il proprio percorso e il proprio ruolo di ricercatore, dando solo qualche cenno al quadro approvato dall’Organizzazione Marittima Internazionale e alle sue implicazioni per i combustibili alternativi, il commercio internazionale e la giustizia climatica.
A chiudere il programma è stata la Prof.ssa Valeria Nicolosi. Professoressa Ordinaria (Chair) di Nanomaterials & Advanced Microscopy, School of Chemistry, Trinity College Dublin (centri CRANN, AMBER e I-Form). Catanese, di formazione, è la prima donna a ottenere una cattedra nella storia della School of Chemistry del TCD, vanta otto finanziamenti dell’European Research Council ed è Highly Cited Researcher dal 2018. Il suo intervento, “Materiali bidimensionali: nuove frontiere per energia ed elettronica”, ha mostrato come i materiali 2D, processabili in soluzione e stampabili, possano diventare la base di batterie, supercondensatori, rivestimenti schermanti dalle interferenze elettromagnetiche ed elettronica stampata: il passaggio, cioè, dalla ricerca fondamentale a tecnologie scalabili.
L’onorificenza alla Prof.ssa Giordani
Momento più solenne della giornata, la consegna a Silvia Giordani dell’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferita dall’Ambasciatore Nicola Faganello a nome del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Istituito nel 1951, l’Ordine al Merito è la più alta onorificenza dello Stato italiano e riconosce i meriti acquisiti nella scienza, nelle lettere, nelle arti, nell’economia e nel servizio pubblico. Il riconoscimento premia il contributo della Prof.ssa Giordani alla promozione dell’eccellenza scientifica e dell’immagine dell’Italia all’estero, con particolare riferimento alla nanotecnologia applicata alla veicolazione dei farmaci antitumorali. Un orgoglio per la comunità italiana di Dublino, e un applauso più che meritato.
Un plauso all’Ambasciata, e un promemoria
Va dato atto all’Ambasciata di un’iniziativa lodevole e, ci auguriamo, destinata a ripetersi. Mettere attorno allo stesso tavolo chimici dei nanomateriali, studiosi di letteratura, statistici delle politiche sociali e giuristi del diritto del mare significa creare le sinergie di cui la nostra comunità ha bisogno: occasioni di trasferimento di conoscenza, collaborazioni, e quella rete di talenti che troppo spesso resta invisibile a sé stessa. La collaborazione tra italiani all’estero non è un lusso retorico: è ciò che trasforma una somma di individui in una presenza che conta.
Proprio mentre celebriamo, con orgoglio, questi cinque nomi che fanno onore all’Italia, ci sia concessa una piccola riflessione, la stessa che proponevamo nel capitolo dedicato all’Irlanda del Rapporto Italiani nel Mondo 2025. L’eccellenza accademica è una parte luminosa, ma pur sempre una parte, di una comunità molto più ampia e sfaccettata. Accanto a chi lavora nelle università e nei laboratori ci sono italiani impegnati nei mestieri più diversi, dalla ristorazione alla logistica, dal sociale all’assistenza clienti e non per tutti il sogno irlandese ha la stessa leggerezza: la realtà racconta anche di precarietà, di percorsi non sempre allineati al titolo di studio e di un costo della vita, soprattutto a Dublino, tutt’altro che lieve.
La formula dei “cervelli in fuga” per definire il mondo degli espatriati italiani, per quanto efficace, finisce per restituire un’immagine solo parziale di chi siamo. Accanto ai ricercatori più titolati ci sono altre persone, con i loro desideri, le loro fatiche e i loro progetti di vita, che meritano la stessa attenzione. Celebrare l’eccellenza scientifica, come ha fatto, e bene, l’Ambasciata, e tenere insieme tutta la pluralità della nostra presenza non sono cose in contraddizione: sono due modi complementari di avere a cuore gli italiani d’Irlanda.
La prima Giornata della Ricerca Italiana, da questo punto di vista, è un ottimo primo passo. Aspettiamo la seconda edizione e, magari, una giornata che racconti anche tutti gli altri.
Il reportage video integrale e le interviste all’Ambasciatore e ai cinque relatori sono disponibili sul canale YouTube di Radio Dublino.
