07Mentre il mondo dello sport si è dato appuntamento sulle nevi italiane per i Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, inaugurati lo scorso 6 febbraio, l’Irlanda celebra un traguardo storico: Cormac Comerford, 29enne di Dublino, ha completato la sua prima discesa libera olimpica sulla leggendaria pista Stelvio di Bormio. È arrivato ultimo, 34° su 34, con oltre 12 secondi di distacco dal vincitore svizzero Franjo von Allmen. Ma lui è felice così, anzi: «Avevo gli occhi addosso di tutti, quando la pista era ormai al suo peggio», ha dichiarato all’arrivo, visibilmente emozionato per aver realizzato un sogno lungo una vita.
Una sfida contro la geografia
Per comprendere l’eccezionalità di questa impresa, bisogna partire da un dato di fatto: l’Irlanda non è esattamente il paradiso dello sci alpino. In un’isola dove le montagne più alte superano a malapena i mille metri e le nevicate abbondanti sono un evento raro, praticare discipline invernali competitive rappresenta una sfida che va ben oltre la semplice preparazione atletica.
Storicamente, lo sport irlandese ruota attorno al calcio gaelico, al hurling, al rugby e al calcio. Gli sport invernali sono rimasti ai margini, con poche infrastrutture e ancora meno tradizione. Comerford stesso ha praticato rugby e calcio gaelico prima di dedicarsi completamente allo sci, in un contesto dove l’accesso alle montagne innevate richiede viaggi costosi all’estero e dove gli atleti devono spesso autofinanziarsi.
La sua storia inizia nel 1996, quando nasce a Dublino. A otto anni scopre lo sci su una pista artificiale lunga meno di duecento metri, con setole di plastica al posto della neve. Lui la chiama “dry slope”, pista secca. È lì, allo Ski Club of Ireland a Kilternan, che tutto ha inizio. Un esordio lontanissimo dai classici scenari alpini dove si forgiano i campioni dello sci.
Le vacanze sulle Alpi con la famiglia – nonostante una madre appassionata di vela – si trasformano progressivamente in allenamenti, poi in gare. Nel 2010, guardando la tv le Olimpiadi di Vancouver, Comerford vede l’irlandese Shane O’Connor gareggiare nello slalom. In quel momento decide: farà come lui.
Tre Olimpiadi mancate e una laurea da prendere
Il percorso verso Milano-Cortina non è stato lineare. Già per le tre precedenti edizioni olimpiche – Sochi 2014, Pyeongchang 2018 e Pechino 2022 – Comerford aveva superato i criteri minimi per qualificarsi. Ma l’Irlanda aveva solo un posto disponibile, che andò tutte le volte a un altro atleta.
Dopo aver perso la qualificazione per Pechino 2022, Comerford aveva smesso di gareggiare per due anni. Doveva laurearsi in ingegneria meccanica e trovare un lavoro. La delusione olimpica pesava, ma la vita chiamava. Poi ha scelto di riprovarci, un’ultima volta, per Milano-Cortina.
Oggi lavora a tempo pieno – un impiego trovato tramite la federazione sportiva irlandese che gli permette di dedicare il tempo necessario ad allenarsi – e gareggia contemporaneamente. Non è uno sciatore scarso: nel 2021 è arrivato 23° ai Mondiali di Cortina, proprio nello slalom. Si definisce uno slalomista, e dice di aver fatto la discesa libera «per l’esperienza, e per avere una storia in più da raccontare».
L’equipaggiamento e i costi: una raccolta fondi per l’airbag
Anche arrivare alle Olimpiadi preparati ha un prezzo. Per comprarsi l’attrezzatura di sicurezza obbligatoria, Comerford ha avviato una raccolta fondi che ha portato a circa tremila euro. L’airbag, dispositivo di sicurezza fondamentale per le gare di velocità, è obbligatorio. E mercoledì, durante la prima prova sulla Stelvio, si è attivato: «Sono caduto dopo un terzo di discesa. Non ha di certo aumentato la fiducia nei miei mezzi, ma alla fine ce l’ho fatta». Nessuna conseguenza fisica, ma ripristinare l’airbag è costato un centinaio di euro extra non previsti.
L’Untitled Ski Team: quando essere soli diventa forza
Comerford è l’unico sciatore irlandese maschile a Milano-Cortina, parte di una delegazione di quattro atleti che include anche Thomas Maloney Westgård nel fondo, Anabelle Zurbay e Ben Lynch. La federazione irlandese ha un suo team che comprende anche l’allenatore italiano Giorgio Marchesini, ma per gli allenamenti quotidiani Comerford fa parte dell’Untitled Ski Team – letteralmente “squadra senza titolo”.
È un gruppo particolare: ci sono Winston Tang, atleta della Guinea-Bissau che farà lo slalom ed è il primo atleta di sempre del suo paese alle Olimpiadi invernali, e altri tre sciatori di Bosnia ed Erzegovina, Grecia e Armenia che non sono riusciti a qualificarsi. Atleti di paesi piccoli, perlomeno per quanto riguarda lo sci alpino, che si uniscono per coniugare sponsor, risorse e competenze.
«A essere uno sciatore irlandese finisce che ti senti solo», ha spiegato Comerford. L’Untitled Ski Team è la risposta a questa solitudine: una comunità di outsider che condividono sogni simili e sfide comuni.
Un’Olimpiade ancora da vivere: l’obiettivo è lo slalom
La discesa libera era solo l’inizio. Comerford è tra i pochissimi atleti con l’obiettivo di gareggiare in tutte e quattro le specialità dello sci alpino: dopo la discesa, ha già completato il Super-G concludendo 37° in una prova che lo ha visto competere non lontano dai migliori specialisti. Nei prossimi giorni lo attendono slalom gigante e slalom speciale, discipline in cui ha sempre dimostrato competitività a livello internazionale.
Nello slalom, la sua specialità preferita, Comerford ha un obiettivo ambizioso ma realistico: arrivare nei primi 30. Una gara ben più partecipata rispetto alla discesa libera, che ha visto solo 36 partecipanti. Non sarà affatto facile, ma dopo aver visto Shane O’Connor gareggiare sedici anni fa e aver trasformato quel sogno in realtà, nulla sembra impossibile.
Oltre il risultato: un simbolo per l’Irlanda
Il 34° posto sulla Stelvio, cronometricamente lontano dai primi, non diminuisce il valore della prestazione di Comerford. In una gara dove molti atleti non completano nemmeno la prova, arrivare al traguardo su una delle piste più temute al mondo è già un successo significativo.
La sua presenza sulle nevi italiane è un invito a sognare per tutti i giovani irlandesi che, con passione e impegno, possono vedere realizzarsi obiettivi che fino a poco tempo fa apparivano impossibili. Da una pista di plastica di duecento metri nei sobborghi di Dublino alle Olimpiadi invernali: la parabola di Cormac Comerford è la storia di un talento che ha sfidato la geografia, le probabilità e tre delusioni olimpiche per arrivare al massimo livello dello sport mondiale.
E per l’Irlanda, questo è già un oro che vale più di qualsiasi medaglia.
