Sarebbe potuto bastare uno spazio più piccolo. Invece no. L’incontro con Roberto Saviano al Festival Internazionale della Letteratura di Dublino (International Literature Festival Dublin – ILFD 2026) ha registrato un’affluenza di pubblico tale da rendere necessario il trasferimento dell’evento nella tenda più grande del festival, la Speranza, nel cuore di Merrion Square Park. Anche quella è andata esaurita. Segnale chiaro di quanto il nome di Saviano continui a muovere le coscienze, in Italia e nella diaspora.
Non era la prima volta che l’ILFD portava una voce italiana di peso a Dublino. Tre giorni prima, mercoledì 20 maggio, al Synge Pavilion di Merrion Square Park, era stata la volta di Emanuela Anechoum: scrittrice nata a Reggio Calabria nel 1991, in conversazione con Naoise Dolan per presentare il suo romanzo d’esordio Tangerinn, premiato in Italia e accolto con entusiasmo dal New York Times Book Review. Al centro del libro c’è Mina, una giovane donna che, da Londra, torna in Calabria dopo la morte del padre, in cerca di risposte sulla propria identità, sospesa tra le radici italiane e quelle marocchine. Un romanzo sulla generazione degli spostati, su chi costruisce casa altrove senza smettere di cercarla. Anche in questo caso, Radio Dublino aveva incontrato la scrittrice prima della presentazione pubblica. Potete rivedere quell’intervista qui
Roberto Saviano a Dublino, ILFD 2026 — intervista, incontro pubblico e commenti del pubblico
La prima volta a Dublino, e già si parla di restare
Prima visita nella capitale irlandese per Saviano, accolto da un sole inaspettato che lui stesso ha descritto, nell’intervista a Radio Dublino, come un presagio positivo. La prima cosa che ha fatto, appena arrivato, è stata cercare i luoghi legati a Oscar Wilde: “il mio scrittore irlandese prediletto”, ha detto con semplicità. Dublino lo ha conquistato: romantica, allegra, profondamente diversa dall’Inghilterra. E quando, durante la serata pubblica, la moderatrice Sally Hayden gli ha augurato di tornare presto, la risposta di Saviano ha fatto applaudire la sala composta da tantissimi italiani: “Tornerò a Dublino. Vengo a vivere qua. Se mi adottano.”
Non era solo una battuta. Nell’intervista a Radio Dublino, alla domanda se avesse mai pensato di vivere all’estero, la risposta è stata diretta: “Ci ho pensato e ci penso costantemente. In Italia è sempre più difficile vivere. Mi sembra, a volte, una forma di resistenza a starci.” Ha vissuto cinque anni negli Stati Uniti, andando avanti e indietro. L’idea di partire, per chi ha scelto di restare, non è mai davvero esclusa.
Il processo con Salvini e la condanna per Meloni: “Li odio, e non ho problemi con l’odio consapevole”
Due dei momenti più intensi della serata pubblica hanno riguardato le sue vicende giudiziarie con i vertici del governo italiano. Sul processo con Matteo Salvini, Saviano è stato diretto: “È durato otto anni. Lui era convinto di vincere, per questo è venuto in aula.” Lo aveva definito “ministro della malavita”, in riferimento allo storico Gaetano Salvemini. Il tribunale lo ha assolto. In aula, i due si sono trovati faccia a faccia e Saviano ha detto al vicepremier: “Vergognati.” Ha poi spiegato il contesto: le campagne elettorali in Calabria, con figure vicine all’Ndrangheta, e la narrazione che indicava nei migranti il problema di una regione in cui la mafia fattura 30 miliardi l’anno.
Sul processo per diffamazione intentato da Giorgia Meloni, invece, è arrivata la condanna, che Saviano ha definito “bellissima”: “Sono stato condannato con orgoglio per aver chiamato bastardi chi definiva ambulanze del mare taxi del mare o addirittura trafficanti.” La giudice ha riconosciuto che le sue parole erano motivate da “alti valori morali”. E sulla premier ha aggiunto, senza esitazioni: “Io li odio, Giorgia Meloni aveva ragione su questo. Ma l’odio consapevole, che sceglie cosa odiare perché difende ciò che ama, non è un problema.”
La libertà di stampa in Italia: “Non la distruggono con gli arresti. La distruggono con i soldi”
Uno dei passaggi più lucidi dell’incontro, toccato anche nell’intervista a Radio Dublino, riguarda lo stato dell’informazione italiana. Saviano ha smontato la narrativa semplicistica della censura diretta: “La fine della libertà di stampa in Italia non dipende dal fatto che i giornalisti vengano arrestati. È limitata al fatto che non ci sono più capitali, non ci sono più abbonati.”
Il meccanismo, ha spiegato, è strutturale: se attacchi il governo, le aziende non comprano pubblicità. I finanziamenti pubblici ai media dipendono dalla benevolenza di chi governa. “Di fatto, o carezzi il pelo al governo o non hai soldi.” Il risultato non è la scomparsa delle opinioni, ma la scomparsa del giornalismo d’inchiesta, del tempo necessario per approfondire. “Stanno distruggendo la libertà d’espressione non perché non possiamo dire le nostre opinioni, ma perché hanno tolto il tempo dell’inchiesta, lo spazio della condivisione autorevole.”
Shout It Out: una mappa per non sentirsi soli
Il libro che Saviano presentava al festival, Shout It Out (Gridalo, Bompiani, 2020, ora in traduzione inglese), è una raccolta di 28 ritratti di figure storiche, alcune edificanti, altre no. Da Anna Politkovskaja a Joseph Goebbels, da Daphne Caruana Galizia a Jean Seberg. “È una mappa”, ha detto Saviano. “Una mappa per non sentirsi soli, anche quando si è soli. Per trovare alleati in chi ha percorso prima di noi la strada della resistenza.”
Il libro era uscito nel 2020, in pieno Covid, senza possibilità di presentazioni. La versione inglese arriva con anni di ritardo, ma Saviano non si è mostrato dispiaciuto: “Sono contento di essere arrivato in Irlanda a presentarlo. Il mondo anglosassone è lento a tradurre, ma almeno non mi ha fatto arrivare in America, dove detesto le riviste letterarie, la maggior parte degli scrittori contemporanei, l’intero ecosistema culturale.”
Sull’attualità di Goebbels come teorico della comunicazione, ha offerto un’analisi tagliente: “La verità per lui non era qualcosa da ricercare o misurare. Era l’espressione del più forte. Tutto ciò che funziona è vero. Leggete i suoi diari: sembrano scritti per Instagram. Velocità, immediatezza, un nemico sempre presente. Goebbels, oggi, sarebbe un influencer senza pari.”
Vent’anni sotto scorta: il peso di due fuochi
La parte più personale dell’incontro è stata quella sui vent’anni di protezione della polizia, anniversario che cadeva proprio in quei giorni insieme a quello della strage di Capaci. “In Italia ho due auto blindate e sette carabinieri. Sei schiacciato da due forze: l’organizzazione che ti considera un simbolo, e la pancia del paese che ti dice che se volessero ammazzarti lo avrebbero già fatto.”
In Irlanda, ha detto, la situazione era più discreta. Ha potuto camminare, incontrare persone, visitare i luoghi di Oscar Wilde. Per un uomo che vive in una condizione così particolare, queste libertà elementari non sono scontate.
Il pubblico: italiani in prima fila, irlandesi a seguire
La sala era, come ha notato con ironia la moderatrice Sally Hayden, prevalentemente italiana. La direttrice del festival, Aimée van Wylick, ha aperto la serata ringraziando l’Ambasciata italiana (presente l’ambasciatore Nicola Faganello) e l’Istituto Italiano di Cultura di Dublino per il supporto ricevuto. Ha inoltre riconosciuto il ruolo decisivo della comunità italiana nella straordinaria risposta all’evento. Come ha detto Saviano: “Essere qui è già una vittoria. C’è un pezzo d’Italia che non vuole che io, in qualche modo, rappresenti il mio paese all’estero.”
Dopo l’incontro, durante la firma delle copie del libro, Saviano si è trattenuto a lungo con il pubblico, rimasto colpito dalla lucidità dell’analisi, dalla disponibilità dell’autore e dall’atmosfera rara di quella serata nel parco.
Per una sera, sotto il sole improbabile di Dublino, Saviano è sembrato lontano non solo dall’Italia ma anche dalla macchina di tensione che da vent’anni accompagna ogni sua apparizione pubblica. Niente scorta visibile, niente blindate, niente della pesantezza ordinaria. Solo una tenda piena di gente che lo ascoltava, un parco verde nel centro della città e, intorno, la strana leggerezza di chi si trova, per una volta, esattamente dove vuole essere. Ed è forse per questo che, parlando dell’Irlanda, ha scherzato solo fino a un certo punto: “Se mi adottano, resto qua.”
Riprese: Silvana Benedetto
