“Oh, she’s born and she’ll leave you in smithereens”
Sono appena tornata da Padova, dove al Teatro Verdi, in scena fino al 22 febbraio, ho visto Mirandolina, la nuova opera firmata dalla drammaturga irlandese Marina Carr, ispirata alla Locandiera di Carlo Goldoni. E ve lo dico subito: chi sarà all’Abbey Theatre di Dublino ad agosto non può permettersi di perderla.
Goldoni a Dublino, tra gastronomia italiana e e Irish spuds
Immaginate la Locandiera di Goldoni ambientata in un ristorante italiano a Dublino, in un’epoca moderna ma volutamente sfumata, senza coordinate temporali precise. Ecco l’operazione audace e riuscita di Marina Carr e della regista Caitríona McLaughlin: prendere uno dei capolavori più amati del teatro italiano a quasi trecento anni dalla sua prima rappresentazione veneziana, e trapiantarlo nell’universo dell’emigrazione italiana in Irlanda, con tutti i suoi rituali, le sue nostalgie e le sue contraddizioni.
Gaja Masciale veste i panni di Mirandolina con una presenza scenica magnetica: ironica, sfuggente, pericolosamente luminosa. La sua protagonista non è solo una donna che resiste alle avances di ammiratori e predatori — è una giovane smarrita che lotta per la propria autodeterminazione in un mondo che continua a non lasciarla in pace.
Il ristorante italiano diventa lo spazio simbolico perfetto: un luogo di accoglienza e di servizio, dove la protagonista è al tempo stesso padrona e prigioniera, dove l’emigrazione si fa metafora di rottura — dalle radici, dalla famiglia, da aspettative che non ci appartengono.
Una storia vecchia quanto il mondo, urgente come il presente
La riscrittura di Marina Carr non si limita all’aggiornamento dell’ambientazione: trasforma la commedia goldoniana in una riflessione spietata sulla violenza di genere, sulla paura femminile e sul prezzo che le donne pagano quando osano reagire. L’attrazione, le dipendenze, la ricerca dell’autogratificazione, la sopraffazione — tutto scorre nel testo con una naturalezza che fa quasi più male della denuncia esplicita. Come ricorda la stessa Carr, le dinamiche primitive si ripropongono nel tempo e nello spazio, nell’emigrazione come nella storia, nella locanda settecentesca come nel ristorante contemporaneo.
In questo senso, Mirandolina è uno spettacolo che parla alle donne e agli uomini di oggi con la voce di sempre. “In questo clima, le giovani donne non sono mai state così in pericolo”, si legge nelle note di regia — e la scena lo dimostra senza bisogno di sottolineature.
Una coproduzione internazionale all’altezza delle sue ambizioni
Lo spettacolo è una coproduzione di peso: Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, Abbey Theatre d’Irlanda e Teatro Nazionale Croato di Fiume (HNK Rijeka), nell’ambito del Programma Culturale delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. Dopo il debutto a Treviso e le tappe di Belluno, Venezia, Padova e Verona, lo spettacolo approderà a Rijeka e Milano prima di arrivare — finalmente — sul palco dell’Abbey Theatre nell’agosto 2026.
La traduzione italiana è di Monica Capuani; lo spettacolo è recitato in italiano con sopratitoli in inglese, il che, al Teatro Verdi di Padova, ha creato una situazione curiosamente rovesciata: il pubblico italiano davanti ai sopratitoli in inglese, mentre chi scrive sorrideva riconoscendo i riferimenti a Mount Jerome e Harold’s Cross, il cimitero dubliniese evocato in scena con una familiarità che a Padova risultava esotica, ma che a noi ha fatto sentire, paradossalmente, a casa.
Padova ha apprezzato. Dublino applaudirà in piedi.
Devo essere onesta: il pubblico padovano ha risposto bene, ma forse senza cogliere appieno la profondità della provocazione. Gli applausi finali sono stati apprezzativi, educati — ma lo spettacolo meritava qualcosa di più accorato, qualche spettatore in più ad applaudire in piedi. Non è un giudizio: il tema è scomodo, l’ironia tagliente, i riferimenti culturali per metà nascosti in una lingua che non è la propria.
Il pubblico di Dublino, invece, riconoscerà ogni sfumatura. Riconoscerà la ristorazione italiana come fenomeno di emigrazione, i nomi dei posti, l’accento, la dinamica di chi serve e di chi è servito. E soprattutto sentirà, con tutta la forza che il testo porta in sé, il peso di quell’appello finale rivolto agli spettatori: un invito a sostenere le organizzazioni a supporto delle vittime di femminicidio, che a Padova ha commosso e aperto i cuori con generosità inaspettata.
Perché, in fondo, è questo che fa il grande teatro: ti porta altrove per farti guardare meglio dove sei.
Mirandolina di Marina Carr | regia di Caitríona McLaughlin | con Gaja Masciale Coproduzione Abbey Theatre, Teatro Stabile del Veneto, HNK Rijeka In tournée in Italia fino a marzo 2026 | Abbey Theatre, Dublino — agosto 2026
Testo in italiano con sopratitoli in inglese
Articolo, foto e video: Lorena Lampedecchia
