Chi vive in Irlanda negli ultimi mesi sa bene di cosa si parla: piogge incessanti, strade allagate, autobus deviati e avvisi meteo che si susseguono uno dopo l’altro. Eppure le zone più colpite , Dublino, il Leinster, il Munster orientale, sono storicamente le più asciutte dell’isola. Qualcosa di insolito sta accadendo, e le cause vanno cercate ben oltre le nuvole sopra le nostre teste.
La scorsa notte nel nord di Dublino sono caduti 46 mm di pioggia. Per avere un termine di paragone, la media storica dell’intero mese di febbraio a Dublino è normalmente di circa 50 mm. Nelle ore più intense, ieri, sono stati registrati picchi di 9,6 mm di pioggia all’ora.
La situazione attuale: allerte su tutta l’isola
Met Éireann, il servizio meteorologico nazionale, ha emesso venerdì due nuove allerte gialle. La prima riguarda Cork e Kerry ed è in vigore dalle ore 12:00 di venerdì fino alla mezzanotte di domenica, con rischio di allagamenti improvvisi. La seconda, valida per la stessa finestra temporale, interessa Connacht, Donegal, Cavan e Longford, dove alle piogge abbondanti si aggiunge la possibilità di neve e vento in rinforzo.
A Dublino la mattinata di venerdì si è aperta con allagamenti diffusi in seguito alle piogge intense della notte. Un’allerta gialla era scattata nelle prime ore per Dublino e Wicklow, con segnalazioni di inondazioni a Clongriffin, Swords, Santry, Rush e lungo tratti della M1. Colpita anche la rampa d’accesso allo svincolo 4 a Donabate, temporaneamente chiusa. Dublin Bus ha deviato le linee 16, 33, 41 e 41C verso l’Aeroporto; Bus Éireann ha riportato disservizi sulla tratta 115 Navan-Dublino e sulla NV1 Enfield-Dublino. DAA ha avvisato che alcune strade d’accesso all’aeroporto risultavano chiuse o difficili da percorrere, pur garantendo la regolarità dei voli.
La norma climatica: l’Irlanda spaccata in due
Per capire perché questo inverno faccia notizia, bisogna prima avere chiaro qual è la norma. L’Irlanda si trova sull’orlo occidentale d’Europa, direttamente esposta all’Atlantico settentrionale: una posizione che la rende strutturalmente piovosa, ma non in modo uniforme. I dati della serie climatica 1991-2020 di Met Éireann — periodo di riferimento standard dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale — mostrano un Paese profondamente spaccato in due.
La metà occidentale registra tra 1.000 e 1.400 mm di pioggia annua, con punte oltre i 2.000 mm nei distretti montuosi. L’isola di Valentia, in Kerry, accumula circa 1.430 mm; nelle zone più esposte del Connacht i valori sfiorano i 3.000 mm. La metà orientale, invece, riceve tra 750 e 1.000 mm. Dublino, alla stazione di Ringsend, si ferma a 683 mm: meno della metà di Valentia. L’est è, in media, quasi il doppio più asciutto dell’ovest.
La differenza è strutturale: le catene montuose del Connacht e del Munster intercettano i fronti umidi provenienti da sudovest, scaricando buona parte delle precipitazioni prima che le perturbazioni raggiungano le pianure dell’interno e dell’est. Circa 151 ‘wet days’ all’anno sulle coste orientali, contro oltre 225 in alcune aree dell’ovest.
Le osservazioni meteorologiche in Irlanda risalgono alla fine del ‘700, con gli Osservatori di Dunsink (1787) e Armagh (1790). Met Éireann custodisce oggi una rete di quasi 500 pluviometri e una serie di precipitazioni ricostruita per 305 anni (1711-2016), la seconda più lunga dell’intera area britannico-irlandese.
I numeri di questo inverno: record storici nell’est
L’inverno 2025-2026 ha prodotto cifre che hanno lasciato senza parole i climatologi. Nel rapporto mensile di Met Éireann per gennaio 2026, l’Irlanda ha registrato il 123% della media storica 1991-2020, classificando gennaio 2026 come il 18° gennaio più piovoso dal 1941 e il più piovoso dal 2018. Ma è la concentrazione geografica a colpire davvero.
Il Phoenix Park di Dublino ha raggiunto il 225% della sua media mensile, segnando il secondo gennaio più piovoso di sempre, superato solo dal 1948. L’aeroporto di Dublino ha riportato il 223%. Ancora più estremo il caso di Johnstown Castle, in Wexford: 232,7 mm in un mese, pari al 230% della media — il più piovoso dal 1996 — con il totale cumulativo dei tre mesi novembre 2025-gennaio 2026 il più alto mai registrato in quella stazione.
L’Irlanda del Nord ha vissuto il suo gennaio più piovoso in 149 anni. A Katesbridge, contea di Down, la tempesta Chandra ha scaricato il 26 gennaio 100,8 mm in un solo giorno, contro un precedente record di 38,2 mm del 2005.
A livello annuale, il 2025 si è classificato come il 15° anno più piovoso dal 1941, con 1.338,7 mm medi — il 104% della media. Non eccezionale nel totale, ma gli ultimi quattro mesi (settembre-dicembre) sono stati caratterizzati da piogge eccezionali e inondazioni diffuse dopo un inizio d’anno relativamente asciutto.
Il vortice polare in fase orientale: la radice del problema
Per comprendere perché piova così tanto — e in modo così anomalo sull’est del Paese — bisogna salire in stratosfera, a decine di chilometri di quota. Lì si trova il vortice polare: un’ampia cintura di aria gelida che circola attorno al Polo Nord, alternando rotazione oraria e antioraria. “Quando è in fase orientale, come in questo momento, tende a essere più debole”, spiega il climatologo di Met Éireann Paul Moore. “È più soggetto a perturbazioni, ondeggia e si allunga.”
Questa stagione il vortice si è esteso verso il Nord America, consentendo a una massa d’aria artica di scendere verso le medie latitudini: il risultato diretto è il rigido inverno che sta colpendo Canada e Stati Uniti. Ma l’effetto a catena arriva fino all’Atlantico. La fisica del meccanismo, descritta da Copernicus/ECMWF e confermata dal Met Office britannico, è questa: le grandi masse di aria fredda spinte verso l’equatore sul Nord America ‘smistano’ parte della loro energia verso est sull’Atlantico, modificando il comportamento del jet stream che raggiunge l’Europa.
A complicare ulteriormente il quadro, nella prima parte della stagione si è verificato un Sudden Stratospheric Warming (SSW) — un riscaldamento stratosferico improvviso, insolito per tempistica e intensità secondo Severe Weather Europe. Gli SSW possono destabilizzare il vortice polare e propagare i loro effetti sull’atmosfera di superficie con un ritardo di giorni o settimane, prolungando la durata dei pattern anomali.
Il jet stream spostato a sud e il pattern bloccato
Il jet stream è la ‘cinghia di trasmissione’ che porta il tempo sull’Irlanda. Normalmente scorre a nord-ovest del Paese, trasportando fronti miti da ovest e sudovest che colpiscono prima le coste atlantiche — Kerry, Mayo, Galway — e scaricano le piogge prima di raggiungere l’est. È per questo che l’est è storicamente più asciutto. Nelle ultime settimane questo schema è stato ribaltato.
Il jet stream è stato deflesso verso sud dalla presenza di sistemi di alta pressione stabili a nord e a est dell’Irlanda — alte pressioni fredde sull’Europa settentrionale e continentale. I sistemi di bassa pressione carichi di pioggia vengono così convogliati da sudovest invece che da ovest, colpendo in primo luogo il Munster, il Leinster e il versante orientale. “Il jet stream si muove più velocemente e preleva i sistemi di bassa pressione nell’Atlantico verso l’Europa”, spiega Moore. “Allo stesso tempo viene deviato verso sud, perché ci sono alte pressioni a nord e a est. Per questo la pioggia arriva da sud e colpisce est e sud-est. Siamo nel campo di battaglia tra l’aria calda dal Meridione e quella fredda dall’est.”
Il fenomeno ha un nome tecnico: blocking pattern, configurazione atmosferica bloccata. L’alta pressione fredda dell’Europa settentrionale agisce da muro, impedendo ai sistemi depressionari di avanzare verso nord e di dissiparsi. Le perturbazioni restano stazionarie, scaricando precipitazioni sulle stesse aree per giorni. Met Éireann lo descrive esplicitamente nel Climate Statement di gennaio: “Nella seconda metà di gennaio, un forte jet stream di origine meridionale ha diretto una successione di sistemi di bassa pressione verso il Paese da sudovest. Allo stesso tempo, un’alta pressione di blocco fredda sull’Europa settentrionale e orientale ha causato il rallentamento o lo stazionamento di questi sistemi a sudovest dell’Irlanda, con ripetute fasce frontali di pioggia che risalivano da sud, concentrandosi su sud ed est del Paese.”
“Quando l’atmosfera si inceppa in questa configurazione, il ripristino delle condizioni normali può richiedere tempo”, ha dichiarato il Met Office UK. “Questo ha creato un pattern ‘bloccato’ che impedisce qualsiasi spostamento significativo del jet stream e limita le probabilità di condizioni più stabili e asciutte.”
Il suolo saturo: quando anche la pioggia normale fa danni
La circolazione atmosferica spiega il perché delle piogge, ma non da sola la portata delle inondazioni. C’è un secondo fattore determinante: la saturazione del suolo, fenomeno cumulativo che si alimenta da mesi. Novembre e dicembre 2025 avevano già registrato precipitazioni superiori alla media su larga parte dell’Irlanda. Quando gennaio ha portato le sue piogge eccezionali, il terreno era già saturo: incapace di assorbire ulteriore acqua, la riversava direttamente nei corsi d’acqua e nelle strade.
“Con poche opportunità di condizioni più asciutte nel frattempo — spiega la climatologa Amy Doherty —, il suolo è diventato saturo, quindi anche le precipitazioni moderate hanno avuto un impatto maggiore.” Le registrazioni di lungo termine di Met Éireann mostrano una tendenza all’aumento dei flussi fluviali in tutte le stagioni, con un andamento particolarmente marcato per i picchi invernali. La soglia di quello che una volta si definiva ‘alluvione centenaria’ viene raggiunta con frequenza sempre maggiore.
La NAO: il motore delle stagioni atlantiche
Dietro la variabilità stagionale delle piogge irlandesi c’è un meccanismo atmosferico di scala emisferica: la NAO, North Atlantic Oscillation. Scoperta negli anni ’20 dal meteorologo sir Gilbert Walker, misura la differenza di pressione tra l’Alta delle Azzorre e la Bassa d’Islanda. Nella fase positiva, il gradiente è intenso, il jet stream si rafforza e scorre direttamente verso est-nordest, portando inverni miti e piovosi nell’Europa nordoccidentale. Nella fase negativa — quella in atto — il flusso si indebolisce e la circolazione diventa più meridiana: esattamente il blocking pattern che stiamo vivendo, con alte pressioni sull’Europa settentrionale e sistemi perturbati spinti verso sud.
Un articolo pubblicato su Nature Climate Change nel marzo 2025 (Kuperberg et al.) avverte che le future emissioni di gas serra potrebbero portare la NAO a valori senza precedenti, “con probabili gravi impatti, tra cui aumento delle inondazioni e dei danni da tempeste” nelle isole britanniche e in Irlanda. La variabilità della NAO potrebbe amplificarsi col riscaldamento globale, rendendo più probabili entrambi gli estremi: fasi positive intense (più tempeste atlantiche) e fasi negative intense (blocking prolungati con piogge concentrate geograficamente).
Il cambiamento climatico: Clausius-Clapeyron e amplificazione artica
Il legame tra le singole perturbazioni e il cambiamento climatico è oggetto di dibattito scientifico: non si può attribuire una singola settimana di piogge eccezionali esclusivamente al riscaldamento globale. Il quadro complessivo, tuttavia, è inequivocabile.
Il primo meccanismo è fisico e diretto: l’effetto Clausius-Clapeyron. Un’atmosfera più calda trattiene più vapore acqueo — circa il 7% in più per ogni grado Celsius aggiuntivo. Per l’Irlanda, affacciata su un Atlantico anch’esso più caldo, questo significa sistemi frontali capaci di trasportare quantità d’acqua superiori a quelle di qualsiasi generazione precedente. Met Éireann, nel suo Annual Climate Statement per il 2025, lo conferma: temperature marine superiori alla media e maggiore umidità atmosferica hanno caratterizzato l’intera annata. Il 2025 è stato il secondo anno più caldo mai registrato in Irlanda dall’inizio del ‘900, con gli ultimi quattro anni (2022-2025) come i quattro più caldi di sempre.
Il secondo meccanismo, più controverso ma supportato da crescenti evidenze, è l’amplificazione artica. L’Artico si sta riscaldando a una velocità 2-3 volte superiore alla media globale, riducendo il gradiente termico tra le alte latitudini e le medie — il gradiente che mantiene forte e stabile il jet stream. Un jet più debole tende a seguire un percorso più ondulato (wavier), con anse più ampie che si spostano più lentamente, favorendo il tipo di blocking pattern persistente che stiamo vivendo.
“Le grandi oscillazioni del jet stream tendono a essere molto persistenti e a restare nello stesso posto per lungo tempo”, spiega la dott.ssa Jennifer Francis del Woodwell Climate Research Center. “Questo lento movimento può causare pattern meteorologici estremi: ondate di calore, alluvioni, ondate di freddo, siccità.”
Il dibattito scientifico sulla waviness del jet stream è tuttora aperto. Un influente studio del 2020 (Blackport & Screen, Science Advances) ha contestato la tesi, rilevando che le tendenze osservate negli anni 2000-2010 si erano poi invertite. I dati storici di Met Éireann mostrano un aumento complessivo del 7% delle precipitazioni nell’ultimo trentennio (1991-2020) rispetto al precedente (1961-1990), con incrementi più marcati a ovest e a nord (+6-12%) e minori a est (+3-6%) — il che rende la concentrazione anomala delle piogge orientali di questo inverno ancora più significativa.
Le temperature del mare: il carburante delle tempeste
Un fattore spesso trascurato è lo stato termico dell’oceano. Le temperature superficiali del mare (SST) nell’Atlantico settentrionale si mantengono su livelli prossimi ai record, confermati da Copernicus e da Met Éireann. Acque oceaniche più calde evaporano più facilmente, cedendo maggiore energia ai sistemi depressionari atlantici durante il loro percorso verso le coste irlandesi. “Le temperature delle acque marine attorno alle nostre coste e sull’Atlantico settentrionale — spiega Moore — hanno contribuito all’aumento del contenuto di umidità nell’atmosfera sopra l’Irlanda.” È un circolo che si auto-alimenta: oceani più caldi riscaldano l’aria, l’aria trattiene più vapore, le perturbazioni portano più pioggia.
Le inondazioni di gennaio-febbraio 2026: quando la teoria diventa realtà
L’inverno 2025-2026 ha trasformato le previsioni scientifiche in tragica realtà quotidiana. Tra dicembre 2025 e febbraio 2026, l’Irlanda ha vissuto una serie di eventi alluvionali che hanno lasciato un segno indelebile nelle comunità dell’est e del sud-est del Paese.
Il culmine è stato raggiunto con la tempesta Chandra, tra il 26 e il 27 gennaio 2026. Il sistema di bassa pressione atlantico ha scaricato oltre 50 mm di pioggia su gran parte del territorio nazionale, con accumuli fino a 100 mm nelle zone collinari. A Johnstown Castle, nella contea di Wexford, sono caduti 101 mm di pioggia in soli nove giorni, l’equivalente della media mensile dell’intera area. Al Phoenix Park di Dublino sono stati registrati 63 mm in sei giorni, superando i 62,8 mm della media mensile.
I fiumi, già ingrossati dalle settimane precedenti di piogge incessanti, hanno raggiunto livelli mai visti. Il Dodder, che attraversa Dublino, ha toccato i 2,815 metri presso Anglesea Road il 27 gennaio alle 8 del mattino — ben oltre il livello massimo di piena mai registrato in quella stazione. Lo Slaney a Enniscorthy, nella contea di Wexford, ha raggiunto i 4,67 metri, corrispondenti a un evento con periodo di ritorno di 75-100 anni. Il Dargle a Powerscourt House, Wicklow, ha superato il precedente record del 2023.
Le conseguenze sono state devastanti. A Enniscorthy, decine di abitazioni e attività commerciali lungo Shannon Quay e Abbey Quay sono finite sott’acqua, con livelli che in alcuni punti hanno raggiunto i cinque piedi (circa 1,5 metri). Una giovane famiglia con un neonato di pochi mesi è stata evacuata in barca dai volontari della Slaney Search & Rescue da un appartamento a Templeshannon Quay, in condizioni descritte come “estremamente stressanti”. A Dublino, le zone di Rathfarnham, Nutgrove e lungo Dodder Park Road sono state sommerse, con i vigili del fuoco che hanno dovuto salvare quattro persone dalle acque e recuperare automobilisti intrappolati a Kilmacud.
Le infrastrutture hanno subito danni pesanti. L’M50 è stata chiusa al Junction 13 di Dundrum, l’M11 a Kilmacanogue è stata ridotta a una sola corsia con code fino a Newtownmountkennedy. I servizi ferroviari sono stati sospesi sulla linea per Rosslare a causa delle inondazioni a Enniscorthy, mentre DART e servizi pendolari hanno subito ritardi fino a 20 minuti. L’aeroporto di Dublino ha visto 20 voli cancellati, con raffiche di vento fino a 87 km/h. In totale, circa 20.000 abitazioni, aziende agricole e imprese sono rimaste senza elettricità al picco della tempesta, mentre nell’Irlanda del Nord altre 10.000 proprietà hanno perso la corrente.
A livello nazionale, le autorità hanno registrato oltre 1.000 incidenti legati alla tempesta, di cui 600 segnalazioni di allagamenti e 360 ostruzioni stradali. Keith Leonard, direttore nazionale del National Directorate for Fire and Emergency Management, ha ammesso che le inondazioni nel sud di Dublino hanno colto di sorpresa le autorità. Le aree più duramente colpite sono state Aughrim nella contea di Wicklow, e Bunclody ed Enniscorthy nella contea di Wexford.
Il governo ha attivato l’Emergency Humanitarian Flooding Scheme per coprire i danni dal 26 gennaio ai primi di febbraio, mentre il Dipartimento di Protezione Sociale ha reso disponibile l’Emergency Response Payment per le famiglie le cui proprietà sono state danneggiate. Centri di supporto comunitario sono stati aperti a Enniscorthy e Bunclody per fornire ai residenti colpiti accesso a ricariche elettriche, acqua calda e docce.
Ma Chandra non è stata un evento isolato. Le tempeste Goretti e Ingrid nelle settimane precedenti avevano già saturato i terreni e innalzato i livelli dei fiumi. Dopo Chandra, nei primi giorni di febbraio, nuove allerte sono state emesse per Carlow, Kilkenny, Waterford, Wexford, Wicklow e Dublino, con il rischio che l’ulteriore pioggia su terreni già saturi — combinata con maree eccezionalmente alte — potesse aggravare ulteriormente la situazione. Il Tánaiste Simon Harris ha avvertito che “nonostante un periodo molto prolungato di pioggia e inondazioni, in particolare nel sud-est e nell’est del Paese, è altamente probabile che ce ne siano altre in arrivo.”
La devastazione ha riacceso il dibattito politico sui ritardi nei progetti di difesa dalle inondazioni. A Enniscorthy, lo schema di protezione dalle alluvioni, finanziato con 55 milioni di euro nel 2014, non è ancora stato realizzato a causa di difficoltà nell’ottenere il permesso di costruzione. Il senatore Fine Gael Cathal Byrne ha denunciato che nell’area colpita ci sono 350 proprietà che hanno subito “troppi eventi alluvionali negli ultimi 26 anni”. Il ministro Kevin ‘Boxer’ Moran ha visitato le zone più colpite e ha ammesso che i progetti di difesa dalle inondazioni “stanno prendendo molto tempo. Troppo tempo, dal mio punto di vista.”
L’inverno 2025-2026 ha dimostrato, con crudele chiarezza, che le proiezioni climatiche non sono più scenari futuri ma realtà presente,
Il quadro globale e le prospettive: non un’anomalia, ma un anticipo
Dietro la crisi meteorologica del momento si staglia un quadro di lungo periodo ancora più preoccupante. Il rapporto Global Climate Highlights 2025 di Copernicus mostra che il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato sulla Terra, segnando undici anni consecutivi di temperature sopra la norma. “Le ultime tre annate che abbiamo vissuto — ha dichiarato la dott.ssa Samantha Burgess, vicedirettrice di Copernicus — se guarderemo indietro tra cinque anni, risulteranno più fredde della media, anziché continuare a essere eccezionali.” Le proiezioni indicano che la soglia di 1,5°C di riscaldamento rispetto ai livelli preindustriali — il limite dell’Accordo di Parigi del 2015 — diventerà la norma entro il 2030, un decennio prima del previsto.
Il 2025 irlandese è stato segnato dalla tempesta Éowyn — la più distruttiva mai registrata nel Paese — da siccità regionali che hanno costretto Uisce Éireann a imporre le prime restrizioni idriche della storia e da alluvioni localizzate che hanno colpito duramente il sud, il sud-est e il nord-est. “Al crescere delle temperature, gli eventi meteorologici estremi diventano più intensi e più frequenti”, dice Moore. L’analisi EPA/Met Éireann del 2021 prevede, nello scenario ad alte emissioni, un aumento delle precipitazioni invernali fino al +14% nel nord-ovest entro fine secolo, con estremi giornalieri in crescita in quasi tutte le stagioni.
Marie Donnelly, presidente del Climate Change Advisory Council irlandese, è esplicita: “Il cambiamento climatico porterà tempeste più feroci, più inondazioni, più innalzamento del livello del mare, più erosione costiera. Sono cose che impattano sulle case, sui beni e sulle vite delle persone. Il messaggio che continuiamo a ripetere da anni va detto ancora: il cambiamento climatico è causato dai combustibili fossili. Dobbiamo abbandonare i combustibili fossili.”
Nel breve termine, Paul Moore si aspetta una pausa nel weekend, con condizioni più secche e fredde. Ma anche quando il jet stream si sposterà verso nord, porterà comunque le piogge tipiche di febbraio — solo distribuite in modo più consueto, con la costa atlantica che tornerà a ricevere la quota maggiore. Sul lungo periodo progettare infrastrutture basandosi sulle precipitazioni del passato è una ricetta per i fallimenti del futuro.
Articolo basato sulle seguenti fonti: Met Éireann, UK Met Office, Copernicus/ECMWF, EPA, Nature Climate Change.
