Trent’anni. Diciannove scadenze mancate. Oltre €2,24 miliardi spesi. E l’ospedale pediatrico più importante d’Irlanda non è ancora aperto. Il National Children’s Hospital di Dublino è il progetto edilizio pubblico più caro e tormentato della storia irlandese. Diciannove scadenze mancate, un costo quadruplicato, un’intera generazione di bambini che non lo vedrà mai aperto. Il ministro della Salute non sa quando aprirà. Neanche BAM lo sa.
1993: l’idea giusta al momento sbagliato
Tutto cominciò con una relazione medica. Nel 1993, la Faculty of Paediatrics del Royal College of Physicians d’Irlanda propose di unificare i tre principali ospedali pediatrici di Dublino, il Temple Street Children’s University Hospital, il Our Lady’s Children’s Hospital di Crumlin e il National Children’s Hospital di Harcourt Street, in un’unica struttura di livello terziario. La frammentazione dei servizi causava inefficienze, doppioni clinici e difficoltà per le famiglie costrette a districarsi tra strutture diverse per patologie diverse.
L’idea era solida. La sua attuazione sarebbe diventata uno dei casi più emblematici di fallimento della governance pubblica in Europa. Per oltre un decennio la proposta rimase sulla carta. Fu solo nel 2005 che il ministro della Salute Mary Harney commissionò una revisione del sistema pediatrico irlandese, affidandola alla società di consulenza McKinsey. Il rapporto, noto come Children’s Health First, raccomandò la fusione delle tre strutture in un unico polo ospedaliero. Il sito individuato inizialmente fu il campus del Mater Hospital, nel nord di Dublino.
Il sito sbagliato, le dimissioni, il cambio di rotta
Da subito il progetto fu avvolto da controversie. Il National Paediatric Hospital Development Board (NPHDB), l’ente creato per sovrintendere ai lavori, vide dimissionare i suoi primi due presidenti in rapida successione. Philip Lynch lasciò nell’ottobre 2010 citando “differenze fondamentali” con il governo sulla localizzazione dell’ospedale. John Gallagher si dimise pochi mesi dopo, nel marzo 2011, dichiarando di non avere più il mandato per portare avanti il progetto al Mater.
Il colpo di grazia al sito del Mater arrivò nel febbraio 2012, quando An Bord Pleanála, l’autorità di pianificazione urbanistica, rifiutò il permesso di costruire. Il progetto era troppo alto e troppo massiccio per il contesto urbano circostante. Anni di lavoro, milioni di euro spesi in consulenze e pianificazione, e si ricominciava da zero.
Una nuova commissione di valutazione individuò nel campus del St James’s Hospital, nel quartiere di Rialto a Dublino, il sito alternativo. Il permesso di costruzione fu concesso nell’aprile 2016. Il costo stimato era di €650 milioni. La data di apertura prevista: il 2020.
2017: il contratto, i cantieri e le prime crepe
Nel settembre 2017 fu firmato il contratto con BAM Ireland, filiale irlandese del Royal BAM Group olandese, per un valore di costruzione di €983 milioni, esclusi i costi di allestimento. I lavori presero avvio nel 2016 con opere di preparazione del sito, per poi entrare nella fase strutturale principale.
Già nel 2018 i segnali d’allarme erano evidenti. I costi lievitavano, i ritardi si accumulavano e il rapporto tra il NPHDB e il costruttore si deteriorava rapidamente. Nel 2019 il costo totale del progetto era già salito a €1,7 miliardi. L’allora ministro della Salute Leo Varadkar dichiarò pubblicamente che l’ospedale sarebbe stato completato entro il 2020 “salvo un asteroide che colpisse il pianeta”. Né l’asteroide arrivò, né l’ospedale aprì.
Nel marzo 2020 il cantiere si fermò per la pandemia di Covid-19, aggiungendo ulteriori mesi di ritardo. La nuova data di completamento fu spostata ad agosto 2022, poi a novembre 2022, e così via, in un loop che si sarebbe ripetuto per anni.
La guerra dei numeri: BAM contro lo Stato
Al cuore del fallimento c’è una disputa tecnica e legale che dura dal 2019. BAM ha presentato allo Stato circa 3.505 richieste di rimborso aggiuntivo, per un valore dichiarato di oltre €853 milioni. Il NPHDB ne ha contestate la quasi totalità: a fronte di €853 milioni richiesti, solo €48 milioni sono stati riconosciuti tramite i meccanismi di risoluzione delle controversie.
BAM attribuisce i ritardi a 25.000 revisioni di disegni tecnici, molte delle quali, sostiene il costruttore, sono state imposte dalla committenza durante la costruzione stessa. “Il programma si è evoluto in risposta a modifiche progettuali e aggiunte di scope”, ha dichiarato BAM in una nota. “Non è accurato né costruttivo affermare che BAM abbia continuamente mancato le scadenze.”
Il NPHDB replica con durezza: “Qualsiasi affermazione che vi siano state oltre 20.000 modifiche progettuali è errata.” Secondo l’ente, le revisioni dei disegni sono normali in ogni cantiere e riflettono il processo progettuale del costruttore, non errori o cambi di rotta da parte della committenza. Le regole europee sugli appalti pubblici, ricorda il NPHDB, vietano di specificare sistemi e prodotti commerciali in fase di gara, per cui un certo numero di revisioni tecniche è fisiologico.
Nel mezzo di questa guerra di numeri e dichiarazioni, l’ospedale è rimasto incompiuto. Il NPHDB ha esercitato tutti gli strumenti contrattuali a sua disposizione: ha trattenuto il 15% dei pagamenti dovuti in diverse occasioni, ha emesso richieste di danni liquidati per i ritardi, ha persino ingaggiato la società americana Gilbane Building Company come consulente esterno per trovare una via d’uscita.
Il costo: da €650 milioni a oltre €2,24 miliardi
Il budget originale del progetto era di €650 milioni. Nel 2024, il governo ha confermato che il costo totale approvato è di €2,24 miliardi, includendo il contratto di costruzione, l’allestimento degli spazi clinici, i centri satellite di Tallaght e Connolly e i costi di integrazione e transizione dei servizi dai tre ospedali esistenti.
Il costo è quadruplicato in meno di dieci anni. Il precedente premier Leo Varadkar ha dichiarato che €2,2 miliardi rappresentano “l’allocazione massima” e che il governo non aggiungerà altri fondi. Ma le richieste aggiuntive di BAM, non ancora tutte definite in sede giudiziale, lasciano aperta la possibilità che il costo reale superi quella soglia.
Uno studio comparativo internazionale ha indicato che l’NCH potrebbe diventare l’ospedale pediatrico più costoso mai costruito al mondo. Un primato di cui nessun irlandese vorrebbe vantarsi.
19 scadenze, nessuna rispettata. Il ministro non sa quando aprirà
La scadenza del 30 aprile 2026 per il completamento sostanziale dell’ospedale era la diciottesima fissata da BAM dall’inizio dei lavori. È stata anch’essa mancata. Il cantiere è tecnicamente completato oltre il 99% secondo le dichiarazioni dello stesso costruttore, ma il NPHDB non ha ancora certificato il raggiungimento del completamento sostanziale, condizione indispensabile per avviare la fase di commissioning.
Il 22 aprile 2026, intervistata da RTÉ’s Prime Time, la ministra della Salute Jennifer Carroll MacNeill ha ammesso ciò che molti temevano: non è in grado di fornire una data certa di apertura. “Abbiamo una timeline. Ma sarà rispettata? Se si è vissuta la stessa cosa diciannove volte, ci si aspetta che la ventesima sia diversa?”, ha dichiarato con rara franchezza.
La ministra ha spiegato che l’apertura avverrà sette mesi dopo che BAM avrà consegnato il cosiddetto “hot block”, cioè le aree cliniche critiche: letti di terapia intensiva, sale operatorie e reparti ad alta complessità. Solo a quel punto partirà il commissioning, la lunga fase di collaudo, installazione delle attrezzature, formazione di 4.000 dipendenti provenienti da tre ospedali diversi e avvio del sistema digitale di cartelle cliniche.
Il presidente della commissione parlamentare Pádraig Rice ha dichiarato che l’ospedale difficilmente aprirà prima dell’estate o dell’autunno 2027. Un’intera generazione di bambini irlandesi, quelli nati intorno al 1993 quando il progetto fu proposto per la prima volta, ha già raggiunto la maggiore età senza vederlo inaugurato.
L’impatto sui pazienti: pronto soccorso sovraffollati e liste d’attesa
Mentre i tecnici e i legali si confrontano sulle revisioni dei disegni, i bambini irlandesi continuano a essere curati in strutture vecchie di decenni. Il Temple Street Children’s University Hospital e il Our Lady’s Children’s Hospital di Crumlin, entrambi costruiti e allestiti per standard molto inferiori a quelli odierni, reggono un carico di lavoro crescente in ambienti non più adeguati.
Le liste d’attesa per la chirurgia pediatrica sono tra le più lunghe d’Europa. Il caso di Harvey Morrison Sherratt, un bambino di nove anni affetto da spina bifida e scoliosi morto nell’agosto 2025 dopo anni di attesa per un intervento chirurgico, dal quale era stato tolto dalle liste senza che i genitori fossero informati, ha scosso l’opinione pubblica irlandese e avviato una Tribunal of Inquiry che proseguirà nel 2026.
Il Sinn Féin ha sollevato preoccupazioni sugli organici: una lettera di chirurghi avverte che l’ospedale sarà sotto organico “dal primo giorno”. Il costo delle abitazioni a Dublino è talmente elevato che infermieri e ostetriche appena assunti non riescono a permettersi un affitto nelle vicinanze. La crisi della casa, paradossalmente, rischia di compromettere persino l’operatività di un ospedale che non ha ancora aperto.
Le responsabilità: chi ha fallito?
Individuare le responsabilità in una vicenda così lunga e complessa è esercizio difficile, ma necessario. Diversi livelli di fallimento si sovrappongono.
La governance istituzionale. Il progetto ha cambiato siti, governi, ministri e vertici del NPHDB troppe volte senza una visione stabile. Il rifiuto del permesso per il Mater nel 2012 ha azzerato anni di lavoro. La scelta del St James’s, pur corretta nella sostanza, ha comportato un ulteriore allungamento dei tempi.
Il contratto con BAM. Un contratto “design and build” di questa complessità, aggiudicato tramite procedure europee che limitano la definizione tecnica in fase di gara, ha creato le condizioni per le 3.505 dispute successive. Le regole europee degli appalti, nate per garantire concorrenza, si sono rivelate inadatte per un progetto di questa unicità e complessità.
L’inflazione e i fattori esogeni. Pandemia, Brexit, guerra in Ucraina e inflazione nei materiali da costruzione hanno aggiunto pressione su un progetto già in difficoltà. Sono fattori reali, ma non giustificano l’intera quadruplicazione dei costi.
La classe politica. Nessun governo ha mai richiamato pubblicamente BAM in modo efficace, né ha proceduto alla rescissione del contratto. La risposta è stata sempre quella di attendere, negoziare, attendere ancora. Il commentatore di RTÉ Brian Turner ha definito la notizia dell’ennesimo ritardo “un elemento di groundhog day”, il giorno della marmotta. La metafora è brutalmente precisa.
Cosa succederà ora
La ministra Carroll MacNeill ha dichiarato che Children’s Health Ireland ha già allestito 10.000 pezzi di attrezzatura medica e non medica nelle aree dell’ospedale a cui ha avuto accesso, incluso il sesto piano e il pronto soccorso al piano terra. “Ovunque abbiamo ottenuto accesso, abbiamo dimostrato di essere pronti”, ha detto.
Resta però il nodo centrale: lo Stato non può accettare spazi che non rispettino gli standard clinici minimi. “Non possiamo accettare stanze con porte che non si chiudono correttamente. Non possiamo accettare stanze con sistemi di ventilazione non a standard clinico”, ha precisato il ministro. Una clausola di buonsenso che diventa però un’arma nel braccio di ferro con BAM.
Le dispute legali tra Stato e BAM, intanto, continueranno in tribunale probabilmente per anni dopo l’apertura dell’ospedale. Il costo finale dell’intera vicenda, incluse le spese legali, rischia di superare qualsiasi stima attuale.
Un’intera generazione ha aspettato abbastanza
Quando il progetto fu proposto nel 1993, i bambini irlandesi nati quell’anno avevano appena mosso i primi passi. Oggi hanno trentatré anni. I loro figli potrebbero essere i primi a beneficiare di un ospedale pensato per una generazione che, nel frattempo, è cresciuta.
Il National Children’s Hospital sarà, quando aprirà, una struttura straordinaria: 400 letti, tecnologia all’avanguardia, cartelle cliniche interamente digitali, la più grande struttura pediatrica mai costruita in Irlanda. Ma resterà anche, per molto tempo, il simbolo di come un paese ricco, tecnologicamente avanzato e politicamente stabile possa impiegare più di trent’anni e oltre due miliardi di euro per costruire un ospedale. Quando aprirà, sarà uno degli ospedali pediatrici più avanzati d’Europa. Ma anche il più lento mai costruito.
