Radio Dublino ha contribuito anche quest’anno alla più importante pubblicazione sulla mobilità italiana contemporanea
È con grande orgoglio che annunciamo l’uscita del Rapporto Italiani nel Mondo 2025, la ventesima edizione di quella che è diventata la pubblicazione di riferimento per comprendere i flussi migratorii dall’Italia verso l’estero. Anche quest’anno Radio Dublino ha avuto l’onore di contribuire a questo importante lavoro, portando la voce e le esperienze della comunità italiana in Irlanda.
Cos’è il Rapporto Italiani nel Mondo
Il Rapporto Italiani nel Mondo (RIM) è un’opera collettiva curata dalla Fondazione Migrantes, organismo della Conferenza Episcopale Italiana, sotto la direzione scientifica di Delfina Licata. Dal 2006, questa pubblicazione annuale rappresenta uno strumento unico per analizzare, documentare e raccontare la mobilità italiana contemporanea, andando oltre i numeri per restituire volti, storie e progetti di vita.
In vent’anni, il RIM è riuscito a costruire una narrazione corale che ha coinvolto oltre un migliaio di autrici e autori, producendo più di diecimila pagine che non si limitano a trasmettere informazioni, ma creano cultura e spazi di dialogo. L’obiettivo dichiarato fin dalla prima edizione era chiaro: superare la disinformazione sulla mobilità italiana e far capire che l’Italia non si è trasformata da Paese di emigrazione a Paese di immigrazione, ma è piuttosto un crocevia di mobilità plurime, in entrata e in uscita.
Il tema dell’edizione 2025: oltre la fuga dei cervelli
L’edizione 2025 affronta un tema cruciale e spesso mal rappresentato: “Oltre la fuga: talenti, cervelli o braccia?” Questo titolo mette in discussione la retorica dominante della “fuga dei cervelli”, mostrando, attraverso dati e storie di vita, che la mobilità italiana contemporanea è molto più complessa e articolata di quanto le narrazioni semplificate lascino intendere.
Lo Speciale 2025 ha analizzato l’arco cronologico degli ultimi vent’anni attraverso 22 saggi che abbracciano i cinque continenti, considerando 26 Paesi, tra cui, naturalmente, l’Irlanda. L’obiettivo era ricostruire e raccontare la mobilità italiana dal 2006, superando la retorica degli “altamente qualificati” e dando conto della molteplicità delle traiettorie e dei percorsi all’estero.
I numeri della mobilità italiana
I dati parlano chiaro: al 1° gennaio 2025, gli iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) sono 6.412.752, in costante crescita da vent’anni. Significa che su 100 residenti con cittadinanza italiana, 12 vivono fuori dai confini nazionali.
Negli ultimi vent’anni (2006-2024) si contano complessivamente 1 milione e 644 mila espatri a fronte di 826 mila rimpatri, con un saldo migratorio negativo di oltre 817 mila cittadini. Il 2024 ha registrato un nuovo picco con 155.732 espatri, il dato più alto della serie storica, con un aumento del 36,5% rispetto al 2023.
Ma ecco il punto cruciale, spesso ignorato dal dibattito pubblico: solo il 31,8% degli espatriati nel 2024 possiede una laurea o un dottorato. Il 36,1% sono diplomati e il 31,1% ha la licenza media. Questo dato smonta la narrazione dominante e ci mostra una realtà ben diversa: non solo “cervelli in fuga”, ma talenti diversamente qualificati che cercano opportunità, stabilità e riconoscimento che l’Italia non sempre riesce a garantire.
L’Irlanda nel Rapporto 2025
Come direttore di Radio Dublino, ho avuto l’onore di contribuire all’edizione 2025 con un capitolo dedicato proprio all’Irlanda, intitolato “Irlanda, il prezzo del sogno: storie di emigrazione italiana tra precarietà, affitti e opportunità”.
Il capitolo analizza l’evoluzione della presenza italiana in Irlanda negli ultimi vent’anni, mostrando come siamo passati da poco più di 5.000 residenti italiani registrati nel 2006 a oltre 30.000 a inizio 2025 (dato AIRE aggiornato). Si tratta di una crescita costante che riflette non solo un incremento numerico, ma anche un’evoluzione qualitativa nella composizione della comunità.
Una migrazione giovane ma eterogenea
L’analisi dei dati dimostra che la fascia 18-34 anni rappresenta la quota maggioritaria degli iscritti all’AIRE in Irlanda. Tuttavia, contrariamente al mito della “terra delle opportunità” popolata esclusivamente da giovani professionisti del settore tech, emerge una realtà molto più sfumata:
- Mediamente scolarizzati, con molti laureati in discipline non immediatamente spendibili nel mercato irlandese
- Spesso impiegati in settori non altamente qualificati: assistenza clienti, ristorazione, logistica
- Alto tasso di precarietà lavorativa, con contratti a termine e forte rotazione
- Fenomeni diffusi di underemployment: laureati che svolgono lavori per i quali non è richiesta formazione accademica
Il prezzo del sogno irlandese
Il capitolo non nasconde le criticità strutturali che caratterizzano l’esperienza migratoria in Irlanda:
- Emergenza abitativa: Dublino è oggi una delle città più care d’Europa. Il costo medio per una stanza in condivisione ha superato i 1.000 euro mensili nel 2024, mentre un appartamento a Dublino costa in media 2.102 euro. Come scrive un nostro intervistato: “Lavori nel settore tecnologico o condividi casa a quarant’anni bussando per andare in bagno”.
- Barriere burocratiche: dall’ottenimento del PPS Number (equivalente del codice fiscale) alle difficoltà nell’accesso al sistema sanitario pubblico (HSE), fino ai problemi nel rinnovo del passaporto italiano, con attese che superano i tre mesi.
- Sottoinquadramento professionale: secondo l’Economic and Social Research Institute (ESRI), il 41,4% dei lavoratori provenienti da altri paesi è sovraqualificato, con punte elevate tra i laureati over-35.
- Clima sociale in mutamento: episodi come la rivolta di Dublino del 2023 e quella di Ballymena del 2024 testimoniano l’emergere di sentimenti anti-immigrati, che rischiano di compromettere i percorsi di integrazione costruiti negli anni.
Ma anche resilienza e successi
Accanto alle difficoltà, il capitolo racconta anche le vittorie quotidiane e i percorsi virtuosi:
- Successi professionali individuali: italiani che hanno costruito carriere solide nelle multinazionali tech o hanno aperto attività autonome
- Produzione culturale: dal ruolo centrale dell’Istituto Italiano di Cultura a progetti come Radio Dublino, strumenti di aggregazione e rappresentazione della comunità
- Famiglie bilingui e trilingui: bambini che crescono parlando italiano, inglese e, in molti casi, irlandese a scuola
- Reti informali resilienti: gruppi Facebook come “Italiani a Dublino” (oltre 30.000 membri) che svolgono un ruolo cruciale nel supporto quotidiano
Oltre la retorica: una chiamata all’azione
Il messaggio centrale del Rapporto 2025 è chiaro: è tempo di superare le narrazioni semplificate e guardare alla mobilità italiana per quello che realmente è. Non “fuga” ma scelta, spesso necessitata ma anche generativa. Non solo “cervelli” ma persone intere, con desideri, fragilità e progetti di vita. Non perdita definitiva ma presenza diversamente articolata, in un mondo sempre più interconnesso.
Come scrive Delfina Licata nella sintesi: “La dimensione del diversamente presenti spinge ad avere occhi nuovi per essere riconosciuta e lungimiranza per essere accolta ed è probabilmente oggi un’occasione irrinunciabile per garantire e garantirsi una Italia generativa”.
L’impegno di Radio Dublino
Per Radio Dublino, contribuire al Rapporto Italiani nel Mondo significa onorare la missione che ci siamo dati fin dalla nostra fondazione nel 2013: essere ponte tra gli italiani in Irlanda, tra l’Italia e l’Irlanda, tra generazioni e storie diverse. Significa dare voce a chi spesso rimane nell’ombra delle statistiche, documentare non solo i successi ma anche le fragilità, costruire memoria e consapevolezza.
Questa ventesima edizione rappresenta un traguardo importante per il RIM e per tutti coloro che, in questi anni, hanno contribuito a farne uno strumento indispensabile di conoscenza e rappresentazione. Per noi di Radio Dublino è motivo di orgoglio aver fatto parte di questo percorso collettivo.
- Sintesi RIM2025
- Allegati socio-statistici
- Il Rapporto Italiani nel Mondo 2025 è acquistabile sul sito della Fondazione Migrantes: www.migrantes.it


