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Oasis a Croke Park, l’atteso ritorno dei Gallagher insieme dal vivo

Scritto da Carmen Carmignano

Trionfale ritorno in Irlanda per gli Oasis. Dopo 16 lunghi anni di assenza come band, il gruppo britannico registra il sold out a Croke park per le date del tour record della “riconciliazione” dei fratelli Gallagher – “Live 25”. 82000 spettatori circa per ciascuna serata, che sono riusciti ad acquistare gli ambiti (e costosi) biglietti – con non poche polemiche sui prezzi dinamici di Ticketmaster e l’impossibilità di trasferire i titoli tra account, allo scopo di evitare ulteriori bagarinaggi al di fuori del canale di vendita ufficiale. Numerosi anche i fan affollati al di fuori dello stadio che, pur impossibilitati alla visione, si sono uniti al coro proveniente dall’interno del tempio del GAA.

I fratelli di Manchester sono stati accolti calorosamente dal pubblico e dalla città alla loro prima esibizione a Croke. Sono note le loro origini irlandesi, richiamate sia dalla bandiera “Erin Go Bragh” sul palco ed esplicitamente da Liam, chiamando gli spettatori presenti da Mayo (Charlestown), luogo natale della madre Peggy, presente la sera di sabato di 16 e alla quale il frontman ha dedicato “Stand by me”.

Cancelli aperti alle 17, lo spettacolo inizia con i “Cast”, seguiti da Richard Ashcroft e poi, dopo “The Auld Triangle” in diffusione, tuffo di testa negli anni ’90 per 2 ore piene. Nonostante qualche capello bianco sotto il cappello da pescatore, Liam spacca con la sua voce inconfondibile, la presenza scenica e l’immancabile parka, a dispetto della giornata di sole e delle temperature, insolitamente estive. Esegue con Noel la scaletta ben strutturata che tocca tutte le hit del gruppo fino allo scioglimento, diventate dei classici del Britpop. 

Nessuna “sorpresa” o deviazione dalla set list delle tappe precedenti: si parte da Hello e Acquiesce, passando per Morning Glory, Some might say, Supersonic, Roll with it, Little by Little, Stand by me, Cast no Shadow, Slide away, Whatever (con un frammento di Octopus’ Garden dei Beatles), Live Forever, Rock ’n’ roll star, per chiudere in grande stile con le iconiche Don’t Look Back in Anger, Wonderwall e Champagne Supernova.

Speranze disattese per chi era riuscito ad avvicinarsi al palco e pensava di avere una possibilità di portarsi a casa un prezioso cimelio: Liam non lancia più al pubblico il suo tamburello e maracas a fine esibizione – gli è stato “impedito” a seguito di spiacevoli episodi durante la prima serata ad Edimburgo.

La tensione fratricida sembra sciolta, sebbene non è che traspaia esattamente un sereno e idilliaco affetto. Palese che la motivazione alla riunione sia stata, se non esclusivamente, almeno principalmente di matrice economica. Il tour ha macinato, come prevedibile, milioni di sterline per i mancuniani che pensano già infatti a un prolungamento in Europa per la prossima estate.

Migliaia di fan hanno atteso (e sperato) che la riunione potesse avvenire e i due hanno sicuramente ripagato l’attesa: Liam, addirittura, pare si stia astenendo dall’alcol per preservare le corde vocali. 

Per riprendere i loro versi “we need each other”, e si, i due si completano ed hanno senso insieme, con la loro storia, le personalità ingombranti e tutto il resto. Ascoltare Wonderwall cantata da Noel da solo, o Live forever, fanno tutto un altro effetto ascoltate cantate da Liam, cosi come Liam, per sua stessa ammissione, senza il talento e la vena creativa di Noel, avrebbe suonato nei pub. Del resto, nelle rispettive carriere da solisti, nessuno dei due è riuscito ad eguagliare i livelli artistici e lo stesso successo che col gruppo.

Difficilmente la riconciliazione avrà seguito post tour, con nuova musica. Per adesso si può solo godere di questo ritorno e delle emozioni e brividi che ha regalato ai fortunati spettatori.

Prossime tappe Canada, Stati Uniti e Messico per tornare a Wembley a fine settembre e poi Corea, Giappone, Australia, Argentina, Cile e Brasile. I fan italiani possono sperare che i due riescano a sopportarsi almeno fino all’anno prossimo e in una data, chissà, anche nello stivale.

Photo credit: Federica Boscolo Berto