Live Streaming

Luca Ravenna a Dublino

Luca Ravenna
Scritto da Maurizio Pittau

Ho incontrato Luca Ravenna in live streaming ieri, in occasione del suo arrivo a Dublino il 19 novembre al The Laugh Lounge con “Flamingo”, il suo ultimo spettacolo. Una chiacchierata di venti minuti che ha toccato il percorso artistico, la stand-up italiana, Dublino, Stefano Rapone, Francesco De Carlo, e un ricordo di Mattia Torre che mi ha colpito davvero.

Da sceneggiatore a palco: un percorso quasi obbligato

Ravenna arriva alla stand-up da una formazione solida e inaspettata. Laureato in sceneggiatura, ha iniziato come autore per altri comici a Roma. “A un certo punto mi sono reso conto che stavo mentendo a me stesso”, mi ha detto. “Mi piaceva molto più l’idea di stare davanti alla telecamera o sul palco anziché con il computer sulle ginocchia.” La svolta arriva con il primo open mic della capitale, una dozzina di anni fa, e da lì tutto il resto ha preso forma.

È un percorso che mi ha incuriosito perché speculare a quello di molti altri: si inizia a scrivere per gli altri, si scopre di voler stare in scena. La scrittura resta, ma diventa strumento al servizio della performance, non fine a se stessa.

Flamingo: uno spettacolo che cresce con il tour

“Flamingo” non è uno spettacolo statico. Nato dopo 46 serate di improv tra agosto e gennaio, è andato in scena per la prima volta il 18 gennaio 2026 e da allora ha percorso l’Italia in 37 date, per poi aprirsi alla fase europea e internazionale, con tappe a Barcellona, Parigi, Dublino e infine New York, prima del gran finale al Forum di Milano.

“La parte più bella del tour è quella all’estero”, mi ha spiegato Luca. “Sono serate tricolori: vai a Dublino, a Barcellona, a Parigi e il pubblico viene da tutta Italia, con un’età più varia, gente che ti conosce e gente che non ti conosce.” Per ogni città aggiunge 5-6 minuti nuovi, costruiti sul rapporto personale con il posto. Per Dublino ha già del materiale: due visite in passato, la prima con i genitori (“un viaggio terribile dove si odiavano, però Irlanda stupenda”), la seconda undici anni fa con la sua ex. Conoscerà anche i retroscena del Six Nations, che quell’anno lo ha sorpreso in città, senza albergo prenotato. Materiale più che sufficiente.

Dublino, Rapone e la Guinness

Ho sollevato il tema di Stefano Rapone, collega comico che ha vissuto a Dublino anni fa senza ricordarlo con particolare affetto. Ravenna lo conosce bene e ride: “Siamo usciti una sera a bere insieme, ed era l’unica sera in cui è uscito nel mese che era lì. Stefano col bere è lentissimo, ci mette sei ore. Ovvio che in Irlanda abbia sofferto un po’.” Gli augura di ricredersi quando verrà a novembre. Quanto alla Guinness, Luca non ha dubbi: “Sono molto appassionato, è la migliore.”

Il boom della stand-up italiana: qualità o quantità?

Ho chiesto a Ravenna della scena italiana esplosa negli ultimi anni, con decine di nuovi comici in ogni città. Avrei potuto aspettarmi la risposta difensiva di chi ha iniziato prima. Invece no. “Come con la musica, come con il rap o l’indie, alla fine possono esserci tutti. Il bello è che adesso c’è spazio per tutti. Noi facciamo finta di essere più speciali perché abbiamo iniziato prima, ma se un pezzo è bello, è bello e basta.” Ha citato con piacere Sandro Cappan, comico sardo che evidentemente segue con interesse: “Mi fa mega ridere, è un grande.”

Francesco De Carlo e il sogno della stand-up in inglese

Una domanda degli ascoltatori chiedeva se Ravenna “stesse rosicando” per il successo internazionale di Francesco De Carlo, che si è costruito una carriera in inglese dopo anni di gavetta a Londra e negli Stati Uniti. La risposta è stata onesta e precisa: “Rosico in modo sportivo. Non si tratta di tradurre, ma di riscrivere tutto per le orecchie degli anglofoni. Francesco si è fatto un anno a Londra, due in America, si è fatto un mazzo incredibile e ha aperto una strada.” Ci pensa anche lui all’inglese? “Certo. Ma devi vivere lì, adattare il materiale, il tuo modo di essere. Per ora penso alla parte italiana.”

Il ricordo di Mattia Torre

Il momento che mi ha colpito di più è stato quando ho chiesto di Mattia Torre, sceneggiatore e autore scomparso prematuramente, con cui Luca ha lavorato in teatro da assistente, praticamente da portacaffè (“ero proprio lo schiavo, come in Boris, ma a teatro”). Il ricordo che ha condiviso è piccolo e preciso: durante le prove, gli attori si tiravano noci nelle scene di lotta. Torre, tra una prova e l’altra, provava continuamente a fare canestro con una noce in un cestino lontano. Non ci riusciva mai. “Diceva piccato: non è possibile, quando sono da solo ci riesco sempre.” Ravenna ha ereditato inconsapevolmente quel gesto: ogni volta che prova a centrare un secchione, pensa a lui.

“Fa sempre più ridere l’errore che riuscirci”, ha concluso. “È una bella metafora di quello che ha fatto con la comicità: gli errori sono un miliardo di volte più interessanti dei lavori ben fatti.”

Sull’eredità di Boris e di Torre in generale, è stato netto: “Senza Boris non ci sarebbe stato tutto quel movimento comico che ha portato prima le webserie e poi noi sul palco. Ci hanno cambiato il modo di ridere.”

Marco Columbro: sogno o realtà?

Tra le domande degli ascoltatori, una ha fatto sorridere tutti: qualcuno aveva letto da qualche parte che Ravenna avrebbe interpretato Marco Columbro in un film. “Se mai si dovesse fare, al provino quantomeno ci vado”, ha risposto diplomatico. Era una gag nata in una puntata del  podcast Tintoria, ma evidentemente aveva convinto qualcuno.

Appuntamento al 19 novembre

L’appuntamento è fissato: il 19 novembre al The Laugh Lounge, una delle venue più centrali e capienti di Dublino. Per chi vive qui da anni, per chi è arrivato di recente, per chi vuole passare una serata in italiano con qualcuno che sa davvero fare ridere. I biglietti sono disponibili sul sito del locale. Ci vediamo lì, con una Guinness in mano.

Guarda il replay completo

Author

Riguardo all'autore

Maurizio Pittau