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Joseph O’Connor racconta la Roma del coraggio

Joseph O'Connor
Scritto da Redazione

Ieri, mercoledì 10 dicembre, l’Istituto Italiano di Cultura di Dublino ha ospitato un incontro straordinario che ha saputo intrecciare memoria storica, creatività artistica e dialogo interculturale. Organizzato da La Casa della Cultura Irlandese / Áras Éigse Éireann, un’iniziativa volontaria fondata da artisti irlandesi, l’evento ha attirato un pubblico numeroso e partecipe, composto da italiani e irlandesi accomunati dalla passione per la cultura condivisa.

Protagonista della serata è stato lo scrittore irlandese Joseph O’Connor , nato a Dublino nel settembre 1963, che ha presentato  il suo romanzo The Ghosts of Rome, secondo capitolo di una trilogia ambientata nella Roma occupata dai nazisti nel 1943-44. La storia si ispira alla figura reale di Monsignor Hugh O’Flaherty, il sacerdote irlandese che mise in piedi la coraggiosa rete clandestina della “Rome Escape Line” per salvare prigionieri alleati e rifugiati ebrei.

O’Connor è fratello maggiore della compianta cantante Sinéad O’Connor e rappresenta una delle voci più autorevoli della letteratura irlandese contemporanea. Laureato all’University College di Dublino con un master in letteratura anglo-irlandese, ha costruito una carriera straordinaria che abbraccia romanzi, teatro, sceneggiature e giornalismo. Il suo romanzo Star of the Sea è diventato un bestseller internazionale pubblicato in trentotto lingue, mentre Shadowplay è stato nominato Novel of the Year agli Irish Book Awards 2019 e finalista al prestigioso Costa Book Award. Attualmente ricopre la cattedra inaugurale Frank McCourt in Creative Writing all’Università di Limerick.

In dialogo con Frank McNally dell’Irish Times, O’Connor ha condiviso momenti intensi della sua ricerca, tra cui l’incontro con il nipote del celebre monsignore. Ha raccontato come il personaggio di Jo Landini, protagonista del romanzo, incarni “una donna che dà speranza”, simbolo di resilienza e bellezza in un mondo devastato dalla guerra. Non sono mancati i ricordi personali: O’Connor ha rievocato i suoi esordi letterari nella contea di Kerry, quando una telefonata incoraggiante del drammaturgo John B. Keane—dopo un concorso non vinto—gli aprì la strada alla carriera di scrittore. E per gli appassionati, una buona notizia: il terzo volume della trilogia è già in lavorazione e dovrebbe uscire entro un anno.

La serata si è aperta con un raffinato programma musicale curato dal chitarrista Gaetano Inguanta e dalla pianista Katerina Speranskaya, che hanno proposto brani di Verdi, John Field e altri compositori, tessendo un dialogo sonoro tra la tradizione italiana e quella irlandese. Particolarmente apprezzata la performance del cantante Caomhán Mac an Iomaire, che ha regalato al pubblico un intenso brano di canto sean-nós, espressione autentica della tradizione musicale gaelica. Tra i momenti più originali, un omaggio musicale al tema della serie BBC All Creatures Great and Small, scelto per evocare valori di empatia e connessione umana—pilastri della missione stessa della Casa della Cultura Irlandese.

 

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All’evento hanno portato il loro saluto l’Ambasciatore d’Italia in Irlanda, S.E. Nicola Faganello, e la Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, Michela Magrì. Particolarmente significativo l’intervento di Eve Parnell, artista visiva e figura chiave nella fondazione della Casa della Cultura Irlandese a Roma, nata lo scorso anno. Parnell, ex allieva della NCAD, ha illustrato l’importanza di creare piattaforme che favoriscano l’incontro tra artisti, scrittori e musicisti dei due Paesi. La sua opera, caratterizzata da disegni minuziosi che esplorano fragilità e resilienza, riflette perfettamente lo spirito dell’iniziativa: costruire ponti creativi e umani che superano i confini geografici.

Il pubblico ha seguito con grande attenzione e calore ogni momento della serata, applaudendo tanto le esecuzioni musicali quanto il dialogo letterario. L’atmosfera era quella di una vera celebrazione collettiva, dove la storia e l’arte si sono fuse per riaffermare valori universali. Come ha sottolineato O’Connor, parlare della Roma sotto l’occupazione nazista significa interrogarsi su principi ancora oggi fondamentali: il coraggio, la solidarietà, l’arte come forma di resistenza, la fiducia nelle persone capaci di farci credere in un mondo migliore. La serata del 10 dicembre ha dimostrato che i legami culturali tra Italia e Irlanda non sono solo memoria del passato, ma anche energia viva per il presente. Un invito a continuare a coltivare—e celebrare—i ponti che uniscono i nostri Paesi.

Foto e video: Lorena Lampedecchia

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