News

Asili in Irlanda: il problema non è solo quanto costano, ma trovare un posto

preschool classroom
Scritto da Maurizio Pittau

Il Budget 2027 promette rette più basse da settembre 2027, ma solo a certe condizioni. E per molte famiglie, anche italiane, la difficoltà più grande resta un’altra: ottenere un posto.

Chi ha figli piccoli in Irlanda lo sa bene: si parla di asili quasi sempre in termini di soldi, e con ragione. Le rette pesano sul bilancio familiare come un secondo affitto. Eppure c’è una domanda che viene prima di qualunque calcolo, e che molte famiglie si sentono rivolgere già durante la gravidanza: siete in lista d’attesa?

Il Budget 2027, presentato il 6 ottobre, interviene sul costo. Non risolve, e non poteva risolvere da solo, il problema della disponibilità. Vale la pena tenere separate le due cose, perché toccano le famiglie in modo diverso.

Per gli italiani che hanno costruito qui la propria vita, il problema pesa ancora di più quando i nonni e la rete familiare sono lontani. Una soluzione temporanea può voler dire ferie, turni modificati o meno ore di lavoro. Se l’attesa si prolunga, una scelta organizzativa rischia di diventare una rinuncia professionale.

Due storie dalla comunità italiana

Giulia, 34 anni, originaria di Bari, lavora come ingegnera in un’azienda farmaceutica e vive a Drumcondra con il compagno. “Ci siamo iscritti a quattro asili quando ero al quinto mese. Uno non ci ha mai risposto, due ci hanno detto che per i bambini sotto l’anno non c’era nulla prima del 2028. Alla fine abbiamo trovato posto in un centro a mezz’ora da casa, aperto dalle 7.30 alle 18.30. Paghiamo più di novecento euro al mese dopo il sussidio. Quando ho sentito parlare di 550 euro ho pensato: per chi, esattamente?”

Marco e Francesca, lui cuoco e lei infermiera, vengono dall’Ogliastra, e vivono a Naas con la figlia di due anni. “Con i turni in ospedale e in cucina, per otto mesi ci siamo alternati, con l’aiuto dei nonni che venivano dall’Italia a turno. Poi abbiamo trovato un asilo con orari compatibili, ma non aderisce al Core Funding. Quando abbiamo letto dei 550 euro pensavamo che la nostra retta sarebbe scesa a quella cifra. Potremmo cercare un altro asilo, ma prima dovremmo trovare un posto. E nostra figlia lì si trova bene.”

Due situazioni diverse, una costante: prima ancora di sapere quanto si pagherà, bisogna trovare qualcuno che abbia un posto.

Che cosa prevede il Budget 2027

Il Budget presentato il 6 ottobre agisce su due strumenti distinti. Il primo è il National Childcare Scheme (NCS), che contribuisce alla spesa delle famiglie. Da settembre 2027 il suo sussidio universale, che non dipende dal reddito, salirà da 2,14 a 2,50 euro l’ora per i bambini nei servizi della prima infanzia fino alla fine di senior infants, il secondo anno iniziale della scuola primaria irlandese. Il sussidio viene pagato per un massimo di 45 ore settimanali.

Accanto a questo esiste il sussidio legato al reddito (income-assessed). La soglia inferiore di reddito che dà diritto al sostegno massimo salirà da 34.000 a 38.500 euro, una misura che il governo presenta come intervento contro la povertà. Il reddito considerato dal NCS non coincide automaticamente con lo stipendio lordo.

Il secondo strumento è il Core Funding, che finanzia direttamente i servizi aderenti e li vincola a precise regole sulle tariffe. Per la fascia da 40 a meno di 50 ore settimanali, la retta massima che questi servizi possono applicare passerà da 280 a 250 euro a settimana, prima dei sussidi.

Il Budget alza inoltre a 20.000 euro l’anno la soglia esentasse per le childminder. La ministra dell’Infanzia Norma Foley ha anche sospeso l’obbligo per le childminder di registrarsi presso Tusla entro settembre 2027, che preoccupava molte di loro.

I 550 euro non sono una tariffa valida per tutti

La cifra annunciata deriva da un esempio ufficiale con condizioni precise. Il bambino ha un’età fino alla fine di senior infants e frequenta 45 ore settimanali in un servizio aderente al Core Funding, nella fascia da 40 a meno di 50 ore. Riceve inoltre il sussidio universale per tutte le 45 ore. Da settembre 2027 la retta massima di quella fascia sarà di 250 euro a settimana. Tolti 112,50 euro di sussidio, alla famiglia restano al massimo 137,50 euro.

I 550 euro sono la somma di quattro settimane, non il costo di un mese di calendario. Lo stesso valeva per i 735 euro di partenza, cioè quattro settimane da 183,70 euro, il tetto fissato dalla ministra Foley lo scorso giugno. Un mese dura in media poco più di quattro settimane: per un asilo che fattura tutto l’anno, la spesa media mensile si avvicinerebbe ai 600 euro. Il risparmio stimato dal governo è di circa 2.200 euro su 48 settimane.

Il risultato cambia in base alla fascia oraria, alle ore riconosciute, all’età del bambino e soprattutto al tipo di servizio. Il tetto non vale per le strutture fuori dal Core Funding, che possono comunque partecipare al NCS e quindi applicare il sussidio. La stessa ministra Foley ha ammesso che alcuni genitori pagheranno di più.

Non vale nemmeno per i bambini iscritti a programmi da 50 ore settimanali in su. Ed è proprio questa la situazione di molte famiglie dell’area di Dublino. Gli asili restano aperti prima delle 8 e dopo le 18 per chi lavora in città o fa il pendolare. Dovendo garantire personale per tutto l’orario, offrono sempre più spesso solo pacchetti da 50 ore o più, una fascia più costosa. L’Irish Times ha raccolto casi di genitori che oggi pagano circa 959 euro al mese dopo il sussidio, su un costo lordo di 1.400 euro. Le stime su quanto pagheranno queste famiglie dal 2027 variano da un quotidiano all’altro, ma restano comunque ben lontane dai 550 euro.

Infine, i gestori. Molti asili dicono di faticare a reggere i costi crescenti di energia e personale, e difficilmente abbasseranno i prezzi. Il precedente non incoraggia: dopo il taglio dell’anno scorso, circa 900 strutture hanno aumentato le rette.

Chi ne beneficia davvero, quindi? Soprattutto la famiglia con un bambino fino a senior infants, iscritto a tempo pieno nella fascia da 40 a meno di 50 ore in un servizio Core Funding, che oggi paga la tariffa massima. Chi paga già meno del nuovo tetto avrà comunque un aiuto dall’aumento del sussidio. Le famiglie a reddito più basso possono ricevere un sostegno maggiore e pagare meno del tetto. Per i bambini da first class in poi, invece, l’aumento a 2,50 euro l’ora non è previsto.

Prima della retta viene la disponibilità

Anche il sussidio più generoso non serve a chi un posto non lo trova. La scarsità di posti, soprattutto per i bambini sotto i due anni, e le differenze tra territori hanno creato quelli che il National Women’s Council chiama “deserti dell’infanzia”. In queste zone il costo non è ancora un problema, perché i genitori un posto non sono riusciti a ottenerlo.

I numeri sono pesanti. Secondo i dati Pobal diffusi da Early Childhood Ireland nell’agosto 2026, fino a 46.000 bambini sotto i tre anni sono in lista d’attesa per un posto, quasi 6.000 in più rispetto all’anno precedente. Tra questi, più di 7.800 hanno meno di un anno. Il dato può includere famiglie iscritte a più liste, ma la tendenza è chiara. A Dublino, l’ultima rilevazione per contea, diffusa nell’agosto 2025, contava 1.961 bambini sotto l’anno in attesa per appena 23 posti disponibili, e 5.784 bambini tra uno e due anni per 83 posti. Non sorprende che molti genitori iscrivano in lista figli non ancora nati, sperando in un posto per quando avranno due o tre anni.

Il nodo principale è il personale. Secondo Pobal, ogni anno i servizi per l’infanzia perdono tra un quarto e un terzo del proprio personale, e a Dublino il turnover medio supera il 35%. Early Childhood Ireland, che rappresenta i servizi del settore, ha criticato il Budget proprio su questo punto. Secondo l’organizzazione, un investimento insufficiente nella forza lavoro rischia di aggravare le carenze e lasciare famiglie senza servizi. Per aprire e mantenere posti servono educatori, e il settore chiede da anni stipendi e condizioni capaci di attrarli e trattenerli.

Il governo prevede più risorse per il Core Funding e circa 50 milioni di euro destinati ai nuovi accordi sulle retribuzioni degli educatori. A fine settembre sono state annunciate anche le sedi di sette nuovi progetti del programma pubblico di investimento per l’infanzia. Ma i tempi di un cantiere non coincidono con quelli di un bambino che compie un anno.

Che cosa chiedere prima di fare i conti

Il primo consiglio, raccolto più volte nella comunità, è muoversi presto: iscriversi a più strutture già durante la gravidanza, anche fuori dal proprio quartiere. La prima cosa da chiedere a ogni servizio è la data effettiva in cui il posto sarà disponibile.

Una volta trovato un posto, conviene chiedere un prospetto scritto. Deve indicare la retta prima dei sussidi e se il servizio partecipa al NCS e al Core Funding. Vanno chiarite anche la fascia tariffaria applicata, le ore riconosciute ai fini del sussidio e il calendario di fatturazione. Bisogna sapere se si paga a settimane o a mesi, quante settimane l’anno, con quali chiusure e con quali eventuali costi aggiuntivi. Sono queste voci a stabilire quanto si pagherà davvero, molto più della cifra annunciata.

Il sito ncs.gov.ie permette di cercare i servizi aderenti e offre un calcolatore dei sussidi. Per richiederli serve il PPS number, quindi chi è appena arrivato in Irlanda farà bene a procurarselo per tempo. Per informazioni sulle opzioni nella propria zona si può contattare il City o County Childcare Committee locale. Chi ha orari irregolari può valutare anche una childminder, soluzione che per molte famiglie si è rivelata decisiva.

Infine, non va confuso il childcare a tempo pieno con l’ECCE, il programma prescolare gratuito. L’ECCE copre normalmente tre ore al giorno, cinque giorni alla settimana, per 38 settimane l’anno. Da solo non basta a coprire una giornata di lavoro.

Una misura economica deve diventare un servizio accessibile

Le riduzioni annunciate possono alleggerire il bilancio di molte famiglie. Il governo le presenta come una tappa verso l’obiettivo, promesso in campagna elettorale, di 200 euro al mese. I 550 euro vanno però letti per quello che sono: un tetto valido a condizioni precise, calcolato su quattro settimane, non un prezzo garantito.

La riforma si misurerà sui risultati: servizi capaci di trattenere gli educatori, posti disponibili dove le famiglie ne hanno bisogno. Per chi cresce figli in Irlanda, italiani compresi, conterà soprattutto una risposta semplice. Bisogna sapere chi si prenderà cura del proprio bambino il giorno in cui si torna al lavoro.

Hai una storia da raccontare sul tema asili? Scrivi alla redazione di Radio Dublino.

Author

Riguardo all'autore

Maurizio Pittau