È iniziata ufficialmente l’escavazione dell’ex casa per madri e bambini di Tuam, nella contea di Galway. Il sito, un tempo gestito dalle suore della congregazione delle Bon Secours, è tristemente noto per aver custodito, in fosse non ufficiali, i resti di centinaia di bambini deceduti tra il 1925 e il 1961. Un tempo sepolti nell’oblio, ora quei corpi stanno tornando alla luce. Ma con loro, riemerge anche il peso di un Paese che – per troppo tempo – ha preferito dimenticare.
Gli scavi
Il sito, situato nel cuore di un quartiere residenziale, si estende su un’area di 5.000 metri quadrati. Le autorità hanno chiarito che si tratta di un’operazione complessa e delicata. L’intervento sarà coordinato da Daniel MacSweeney, già rappresentante della Croce Rossa Internazionale, che guida un team internazionale composto da 18 esperti tra archeologi, antropologi forensi e patologi provenienti da Irlanda, Regno Unito, Australia, Colombia, Spagna e Stati Uniti. I responsabili dell’iniziativa stimano che saranno necessari almeno due anni per recuperare tutti i corpi e per procedere alla loro identificazione.
Tra le sfide principali dell’escavazione vi è la presenza di acqua sotterranea e la possibilità che i resti siano mischiati a quelli risalenti alla Grande Carestia. Per garantire la massima conservazione dei reperti, viene utilizzata una pala speciale con cucchiaio non dentato. Alcuni familiari delle vittime hanno già fornito campioni di DNA, che verranno utilizzati per cercare di identificare i resti riesumati. L’intervento ha un carattere forense: eventuali evidenze di morte non naturale dovranno essere comunicate al coroner o alle forze di polizia (Gardaí) per ulteriori indagini.
Una storia che l’Irlanda conosceva… ma non voleva vedere
La prima scoperta risale al 1975, quando alcuni bambini del quartiere sollevarono una lastra di cemento e trovarono dei resti umani. Il fatto venne riportato da una residente alla polizia, ma l’episodio venne presto dimenticato. Solo nel 2014 la storica locale Catherine Corless avviò un’indagine approfondita e scosse le coscienze dell’opinione pubblica rivelando che 796 bambini erano morti in quella struttura. Molti erano stati sepolti in una fossa settica, senza bara, senza nome, senza diritti. Nel 2017, studi di geofisica e indagini magnetometriche confermarono che l’area adiacente all’ex istituto conteneva una fossa settica in cui erano presenti resti umani distribuiti in almeno 20 delle 25 camere della struttura sotterranea.
Erano figli illegittimi, frutto di una società fortemente cattolica, patriarcale e ipocrita, che condannava le madri nubili all’esclusione sociale e le affidava a istituzioni religiose trasformatesi, di fatto, in campi di internamento per donne colpevoli solo di essere incinte fuori dal matrimonio. La Chiesa cattolica, in piena sinergia con lo Stato, amministrava queste case. Lo faceva con l’autorità di chi si credeva moralmente superiore, e con il cinismo di chi, in realtà, gestiva un sistema di controllo sociale e sfruttamento economico delle fasce più deboli. I bambini venivano sottratti alle madri, spesso dati in adozione (anche all’estero) dietro pagamento. Le madri, costrette a lavorare gratuitamente, vivevano nell’umiliazione. Secondo i dati storici e le analisi medico-legali, la maggior parte delle morti si concentrò tra gli anni Quaranta e Cinquanta. Le cause principali erano malattie comuni e prevenibili come morbillo, tubercolosi, convulsioni, malnutrizione, ittero e infezioni respiratorie.
Parlare di Tuam significa parlare di migliaia di vite spezzate: bambini morti per negligenza, fame, malattie. Madri traumatizzate a vita. Famiglie divise. È un dolore intergenerazionale, che ancora oggi plasma la memoria collettiva dell’Irlanda. Non si tratta solo di numeri. Si tratta di nomi, volti, assenze. Di cittadini irlandesi che non hanno mai avuto una voce, una sepoltura, una giustizia.
L’inizio della fine del silenzio
Nel 2015 fu istituita una Commissione ufficiale d’inchiesta (Mother and Baby Homes Commission of Investigation), presieduta dalla giudice Yvonne Murphy. I risultati furono pubblicati nel 2021 e confermarono le gravi responsabilità istituzionali, pur senza individuare singole colpe penali. Nel giugno 2024, dopo anni di pressioni da parte dei familiari delle vittime e di attivisti, il governo irlandese ha avviato la prima escavazione ufficiale. L’Office of the Tuam Director of Authorised Intervention è stato istituito con l’obiettivo di riesumare, identificare tramite DNA e restituire alle famiglie i resti dei bambini.
Ma anche in questo momento, la Chiesa cattolica irlandese non ha offerto un risarcimento diretto, né una vera assunzione di responsabilità. L’ordine delle Bon Secours continua a mantenere un basso profilo. Nel 2018, dopo le pressioni dell’opinione pubblica, le Suore del Buon Soccorso rilasciarono una dichiarazione in cui riconoscevano di non aver agito secondo i principi cristiani, ma senza assumersi responsabilità legali. Lo Stato, nel frattempo, ha faticato ad approvare una legge che garantisse i fondi e la struttura legale per intervenire. Un processo che ha avuto il sapore della vergogna istituzionale a rilento. Nel 2018 l’allora ministra per l’Infanzia Katherine Zappone sollevò direttamente la questione con Papa Francesco durante la sua visita a Dublino.
Il caso Tuam non è isolato. Altre istituzioni simili hanno operato in Irlanda fino agli anni ’90. Secondo la Commissione d’inchiesta sulle case per madri e bambini (Mother and Baby Homes Commission), circa 9.000 bambini sono morti in 18 strutture simili tra il 1922 e il 1998. Tuam è solo il simbolo più tragico di una teocrazia sociale e culturale che ha segnato l’Irlanda del XX secolo. Un sistema in cui donne e bambini erano pedine sacrificabili sull’altare della moralità e dell’apparenza. Circa 30.000 donne passarono attraverso strutture di questo tipo nell’arco di circa 150 anni, note come Case Magdalene. L’ultima di queste istituzioni in Irlanda chiuse i battenti nel 1996. Le vicende delle donne che vi furono rinchiuse sono state raccontate in numerosi documentari e film, tra cui Magdalene (2002) e Philomena (2013). È attualmente in fase di produzione un film dedicato alla vicenda di Tuam, co-prodotto da Liam Neeson, le cui riprese dovrebbero iniziare entro la fine dell’anno.
Cosa resta, oggi? Resta la richiesta di verità. Resta il dolore delle madri sopravvissute, ora anziane, che chiedono che i nomi dei loro figli siano restituiti. Resta la rabbia di un’intera generazione di irlandesi cresciuti nella menzogna. Resta il dovere, per chi fa informazione e memoria, di non lasciare che queste storie sprofondino di nuovo nel silenzio.
