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Elezioni 2020. L’Irlanda al voto!

Irish Election

Per chi non lo sapesse – pochi tra gli italiani residenti in Irlanda – Sabato 8 Febbraio ci saranno le elezioni nazionali per il rinnovo del Parlamento (Oireachtas).

Anche se la scadenza naturale della legislatura sarebbe stata nel 2021, le elezioni erano nell’aria da tempo. Dal 2016, il Fine Gael guida un governo di minoranza sostenuto da un accordo esterno col Fianna Fáil, principalmente per portare a termini i negoziati sulla Brexit.

Dopo la vittoria elettorale di Boris Johnson e la firma dell’accordo di uscita dall’Ue l’accelerazione sulle elezioni era presumibile. Il Fine Gael punta molto sul buon andamento dell’economia e sulla gestione delle negoziazioni sulla Brexit, in cui il governo è riuscito a far convergere l’Ue sulla posizione irlandese per quanto riguarda il confine col Nord Irlanda.

Tuttavia, un ultimo sondaggio commissionato dall’ Irish Times e Ipsos vede Sinn Féin in testa nelle opinioni di voto, davanti a tutti gli altri partiti. Sinn Féin sarebbe davanti con il 25%, dopo un balzo di quattro punti, seguito dal centrodestra di Fianna Fáil con il 23% e Fine Gael, l’altro partito centrista del premier in carica Leo Varadkar con addirittura soltanto il 20%, in perdita di tre punti.

Ma quali sono i partiti irlandesi e quali sono i loro programmi? Andiamo in ordine.

  • Fine Gael (Famiglia degli Irlandesi): il Partito centrista ed europeista del Taoiseach Leo Varadkar (legato in Europa al Partito Popolare) ha come slogan “A Future to look forward to” e ha basato la sua intera campagna elettorale sui risultati ottenuti negli ultimi anni in ambito di miglioramento dei trasporti pubblici, settore abitativo, diritti civili (referendum su matrimonio egalitario e aborto) e gestione della Brexit. Per quel che riguarda il settore abitativo, vero topic di queste elezioni, Fine Gael ha promesso la costruzione di 60mila nuovi alloggi a prezzi popolari entro 5 anni. Questo sviluppo abitativo andrà di pari passo con il progetto “Vision 2040” che ha come obiettivo un più omogeneo sviluppo economico dell’isola, che negli ultimi anni è stato ferocemente incentrato solo su Dublino.
  • Fianna Fail (The Republican Party): il partito che fu di Eamon de Valera e che è ora guidato da Micheal Martin è stato il partito principale della storia irlandese (in Europa è legato ad ALDE). Prima delle elezioni politiche del 2011 era sceso solo una volta al di sotto del 40% delle preferenze. Tuttavia la gestione della crisi economica del 2008 e l’arrivo della Troika hanno intaccato fortemente il consenso del partito, che ora si aggira intorno al 20%. Il partito viene considerato centrista (alla sinistra di Fine Gael), anche se, negli ultimi anni, si è spostato su un profilo maggiormente conservatore e nazionalista, soprattutto in materia di diritti civili. I principali punti del programma di Fianna Fail sono: grande piano urbanistico di costruzione di case a prezzi popolari (come Fine Gael), l’aumento delle tasse sulle corporation e aumento del budget per il contrasto alla povertà (tema estremamente sentito soprattutto a Dublino, considerata la quantità di homeless per le strade).
  • Labour: in passato la terza forza politica del paese il partito Labour, di ispirazione anglosassone è stato spesso al governo sia con Fine Gael (6 volte) che con Fianna Fail (1 volta). Il consenso attuale si aggira tuttavia tra il 5/6% con un minimo storico alle Europee dello scorso anno dove raccolse appena il 3%. Il partito guidato da Brendan Howlin ha come punti fermi una maggiore giustizia sociale, più tutele per i lavoratori e il miglioramento della sanità e del trasporto pubblico attraverso una massiccia dose di investimenti pubblici.
  • Sinn Fein: il partito guidato da Mary Lou McDonald è sorprendentemente in testa ai sondaggi anche se, molto probabilmente, non andrà al governo in quanto gli altri due partiti di maggioranza relativa (Fine Gael e Fianna Fail) hanno sino ad ora bocciato la possibilità di un governo di coalizione con Sinn Fein. Sinn Féin è in crescita grazie alle sue promesse di politiche espansive nella spesa pubblica, di lotta alle disuguaglianze e multinazionali, ma anche per il suo storico impegno di riunificare l’Irlanda (difatti propone un referendum entro cinque anni qualora andasse al governo). Un desiderio rinfocolato dalla Brexit e dal controverso piano di Boris Johnson che lascerà l’Irlanda del Nord ancorata alle norme Ue per almeno diversi anni. L’occasione, per i nazionalisti repubblicani, è ghiotta.
  • Green (Verdi): il partito Verde, guidato da Eamon Ryan, propone, oltre agli investimenti in edilizia popolare e sanità, una plastic tax per ridurre sensibilmente il consumo di plastica e un referendum affinché venga inserita nella costituzione una clausola di sostenibilità ambientale.

Altri partiti che saranno presenti alle elezioni:

  • Piattaforma Democratia – People before profit: il partito di sinistra che si occupa della lotta alle corporation e richiede uno sviluppo più sostenibile delle infrastrutture sull’isola.
  • Social Democrats: partito socialista che si ispira alle socialdemocrazie scandinave (lanciato nel 2015)
  • Aontù: partito euroscettico, conservatore e repubblicano nato nel 2019 da una scissione con Sinn Fein

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Felice Luca Maglione