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Perché il Pride di Dublino è diverso

Dublin Pride 2019
Written by Gaia Garofalo

“In the name of love. What more in the name of love?”.

Era l’anno 1984 e il Singolo Pride degli U2 veniva trasmesso per la prima volta in radio. Il brano allora parlava dell’amore universale, basti semplicemente ricordare la prima strofa “Un uomo viene nel nome dell’amore, Un uomo viene e va, Un uomo viene per giustificare, Un uomo per cambiare le cose. Nel nome dell’ amore, Cos’altro nel nome dell’amore?

Per molto tempo la parola Pride, faceva eco a questa meravigliosa canzone, per cui era impossibile non associare questo nome alla band irlandese.

Per chi ha imparato l’inglese, soprattutto attraverso le canzoni non stupirà il fatto che il testo di Pride sia stato tra i più tradotti al mondo. Fatto curioso, ma vero, è che nonostante le traduzioni siano state fatte in quasi tutte le lingue, il titolo della canzone resta pressoché impossibile da tradurre perché il termine Pride è, nel mondo anglosassone, un magnifico contenitore etimologico che non può essere snaturato e spiegato diversamente.

Nei nostri amati dizionari del liceo la parola Pride è spesso intesa come “DIGNITÀ ” e “ORGOGLIO”: a determinarne l’uso più giusto è sempre il contesto della frase.

Ma Pride è una parola che si spiega benissimo da sola, anche senza essere accompagnata da un contesto: “confidence and self-respect as expressed by members of a group, typically one that has been socially marginalized, on the basis of their shared identity, culture, and experience”.

Quest’anno, Dublino ha adottato la parola Pride a 360 gradi, preferendola all’ormai ben noto Gay Pride, perché questo non vuole essere più un fenomeno di nicchia come lo vuole il resto d’Europa, ma il momento in cui la dignità e l’orgoglio di un’intera comunità è chiamato a scendere in piazza.

Associazioni laiche & religiose, aziende dei trasporti, compagnie locali e multinazionali, noti bar e ristoranti, sindacati, famose catene di supermercati, rappresentanti dell’arma, uffici, scuole e università colgono l’occasione per ribadire il loro no all’omofobia e al bullismo, consapevoli del fatto che non basta condannare commenti e reazioni da “corridoio”, occorre per quanto possibile prevenirli.

Sono molte le famiglie ad aver sfilato lungo il fiume Liffey, passando per il centro, in un decoroso atteggiamento di chi crede, anche alla luce dei recenti risultati, che la lotta sociale e il riconoscimento dei diritti non inizia mai in un’aula di parlamento, ma tra le file umane.

Yes, we act! Grazie Dublino per esserti distinta anche in questo!

Ph Credit Steph Buzzeo

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Gaia Garofalo